gio 5: 21.00
Ospiti in sala la regista Ilaria Braccialini e l'attore Cristiano Caldironi
Johana è una ragazza moldava arrivata in Italia come profuga, attraversando la rotta balcanica e il pericoloso confine fra Serbia e Ungheria. Lungo il percorso ha incontrato Alina, una connazionale con cui ha stretto un rapporto di amicizia e d'amore. Presto le due ragazze entrano nel giro della prostituzione, in mano a uomini violenti e senza scrupoli. Proprio nello sfuggire a uno di questi e nel tentativo di raggiungere l'Austria, luogo di sogno di Alina, Johana rapisce un tassista friulano, Lorenzo. I due si avviano verso il confine in un viaggio silenzioso e (quasi) senza speranza, e Johana assume l'identità di Alina, per portare a termine un obiettivo che ne tiene vivo il ricordo. Ma le opzioni, per una clandestina cresciuta nella violenza e nella paura, tendono spesso a ridursi invece che ad ampliarsi.
Il canto di Alina, vincitore del premio Corso Salani al Trieste Film Festival, è l'opera prima delle registe Ilaria Braccialini e Federica Oriente, che ne firmano anche la sceneggiatura insieme al filmmaker russo Denis Shalaginov, a sua volta anche operatore e montatore con Giulia Destro: a riprova che il film è stato uno sforzo collettivo e indipendente che ha richiesto l'impegno di tutti su molti fronti, compreso quello produttivo (commovente la cordata dei piccoli finanziatori nei titoli di coda). Il film è narrato con l'urgenza di chi è sopravvissuto a stento e continua a temere per la propria incolumità, dunque in gran parte con camera a mano, in maniera concitata e per frammenti tutti da ricomporre. È anche quasi muto, perché i dialoghi appaiono superflui in una situazione di allarme e di sfiducia costante. Il film si divide in due parti e la seconda, che racconta il viaggio di Johana a bordo del taxi di Lorenzo, è più riuscita della prima, che ripercorre invece la fuga verso l'Italia e il rapporto con Alina: questa prima parte infatti risente di situazioni molto già viste nel cinema europeo, e soprattutto della recitazione troppo sopra le righe di Adriana Papana. Nella seconda parte invece Caterina Turci, che interpreta con intensità Johana, e soprattutto Cristiano Caldiron nei panni di Lorenzo, tassista dolente rallentato da un disturbo fisico importante, rendono più coinvolgente e meno scontata la narrazione. Il canto di Alina è un lavoro molto fisico, abitato da presenze carnali, umori e fluidi corporei, carne e sangue. Minimalista nell'impostazione, curato nei dettagli, determinato a cogliere l'urgenza e la materialità grezza di certe situazioni di pura sopravvivenza all'interno di circostanze impietose e disumane (nonché deumanizzanti), il film non perde tempo a fornirci spiegazioni ma procede per immediatezza, nel qui e ora. La natura inizialmente incombe sul destino delle protagoniste in modo minaccioso ma poi diventa meta aspirazionale, attraverso la calma delle montagne e delle foreste del Friuli che Johana e Lorenzo attraversano in silenzio. Con questa loro opera prima Braccialini e Oriente lasciano intravvedere un interessante futuro di filmmaker, con minori ingenuità da beginners e maggiori mezzi produttivi. (Paola Casella - MYmovies)
Ravenna
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