SCHEDA DEL FILM

Cinema Sarti Faenza

mercoledì 7 ottobre

DIGGER

  • Regia: Alejandro G. Iñárritu
  • Attori: Tom Cruise, Jesse Plemons, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg
  • Distribuzione: Warner Bros
  • Nazione: USA/Gran Bretagna/Messico 2026
  • Genere: Azione/Avventura/Commedia
  • Durata: 128 minuti
  • Orari

    mer 7: 17.30 - 21.00

Trama del film

Digger Rockwell è un magnate del petrolio, la sua fortuna di famiglia ha antiche radici, ma Digger ha continuato a espandere la sua influenza, è in rapporto diretto con il Presidente degli Stati Uniti e al corrente di informazioni del tutto riservate. Quando le operazioni dei suoi pozzi tra i ghiacci della Groenlandia scatenano un terribile incidente, la crisi minaccia di investire gran parte dell'Europa settentrionale, alterando gli equilibri del mondo intero e - naturalmente - non è che l'inizio. Affidandosi al solo scienziato che ha il coraggio di dirgli in faccia le cose come stanno, ossia il Dottor Ganesh, Digger cerca di raddrizzare la situazione, ma di fronte alle forze di madre natura nulla possono le armi dell'esercito statunitense né i media manipolati dalle AI. Digger riconoscerà il suo ruolo nella catastrofe, ma senza rinunciare a dire che egli è il mostro che hanno creato gli Stati moderni, con la loro inesauribile sete di petrolio.

Trailer

Commento

Ci sono un sacco di cose notevoli che vengono dette in Digger. Molte di queste vengono dette esplicitamente: sono linee di dialogo, o battute di monologhi; altre invece sono di quelle cose che vengono dette per altre vie, per quel processo di scrittura che gli sceneggiatori (e gli scrittori) sintetizzano di solito nella regola “show, don’t tell”. Queste seconde cose sono quelle che rappresentano l’anima “segreta” di Digger, quella parte del film che i trailer non rivelano, e che è in effetti piuttosto sorprendente, e che tutti si raccomandano di non spoilerare per non rovinare la sorpresa a chi andrà a vedere il film: e quindi di queste cose, per ora, non parlo. E se e quando ne parlerò, chissà se lo capirete, lo farò anche io con una modalità implicita.  Partiamo quindi dalle cose che vengono dette, pronunciate, esplicitate in Digger. Che, come saprete, è - almeno nella sua superficie - un film che parla di come un ricchissimo magnate del petrolio, il Digger Rockwell di Tom Cruise, che prima causa il distacco di un enormissimo iceberg dalla Groenlandia che minaccia di distruggere mezza Europa, e poi cerca di diventare quello che, a braccetto col Presidente degli Stati Uniti di John Goodman, (si presenta come) il Salvatore del Pianeta. Digger, insomma, coi suoi toni grotteschi e spesso sopra le righe, è in questa sua apparenza (che è però anche un’essenza) una sorta di satira alla Dottor Stranamore - esplicitamente citato - con i disastri del riscaldamento globale e del cambiamento climatico al posto dell’olocausto nucleare.  A un certo punto del film, quando già il disastro in Europa è iniziato, ecco che Digger (il personaggio) si reca a parlare in una sorta di parlamento europeo tutto grigio-verdastro (deputati compresi) che, come altre scenografie, pare uscito quasi da un film di Roy Andersson in versione allucinata con una strategia figlia di quella linea di pensiero per la quale “la miglior difesa è l’attacco”. Con un monologo forsennato che è una delle cose che rimarranno più impresse della prova di Cruise, Digger non si difende da nessuna accusa, accetta ogni responsabilità: certo che lo sapeva che con le sue trivellazioni e la testarda voglia di arricchirsi coi combustibili fossili stava condannando il pianeta. Il punto, però, è che lui - dice - è quello che fa il lavoro sporco per tutti: per tutti noi che facciamo le anime belle ma che viviamo uno stile di vita insostenibile dal punto di vista ambientale, che non vogliamo rinunciare alle nostre auto, all’energia a prezzi contenuti, al riscaldamento e all’aria condizionata, e a ricevere a casa nostra i mille oggetti spesso superflui che ordiniamo online con un click.  Uscendo per un secondo dal film e dalla recensione, provo sempre molto fastidio quando il Sistema (lo stato, le istituzioni, il potere) getta sui comportamenti individuali le responsabilità ambientali, quando se non cambia il sistema io posso differenziare e evitare la plastica e l’aria condizionata tutta la vita, ma non cambierà mai niente; e purtuttavia il monologo di Cruise, che pronuncia vestito come la caricatura di J.R. Ewing saltando tra un banco e l’altro dell’assemblea e agitandosi come un tarantolato, punta il dito su una questione chiara e necessaria: noialtri anime belle chiediamo al sistema di cambiare, ma lo vogliamo davvero, quando questo cambiamento significa una serie di rinunce?  Un’altra cosa che il film di Alejandro González Iñárritu dice in maniera esplicita e che mi pare centrale rispetto alle questioni che affronta e non solo arriva invece per bocca di Riz Ahmed (bravissimo, come tanti altri nel cast, tra i quali citerei Jesse Plemons), che interpreta il ruolo di uno scienziato che lavora per Rockwell. A un certo punto, di fronte al disastro, Digger parla con lui e dice qualcosa sul creare una giusta narrazione attorno a quel che sta succedendo, fornire una certa percezione, perché la percezione è la realtà; a quel punto il povero scienziato, che nel corso del film ne sopporta più o meno di tutti i colori, perde la pazienza gridando la frase che tanti di noi, in questi anni, abbiamo gridato o sognato di gridare: “No, la percezione non è la realtà!”.  Forse da questa frase sarebbe il caso di ripartire, in un mondo reale dove i dati oggettivi non sembrano più contare per nessuno, a livello individuale e collettivo; ma sicuramente questa frase assume un significato speciale anche nel contesto di un film dove non sempre quello che viene percepito è reale, o realtà, dove a certe cose che vengono chiaramente da Birdman (Iñárritu ha scritto Digger con gli stessi sceneggiatori di quel film) se ne mescolano altre che sì vengono dal Dottor Stranamore, ma anche, passatemi il parallelo un po’ spericolato, dal Synecdoche, New York di Charlie Kaufman.  Il punto, senza stare a entrare troppo nel dettaglio, è che sì, certo, su un piano immediato e superficiale Digger è un film che si pone come satira grottesca, stupida e spaventosa insieme (come dice qualcuno nel film) di un potere economico e politico demente e egomanico che sta portando il mondo alla catastrofe, con un processo che per Iñárritu, e forse non solo, è oramai irreversibile; ma è anche - e sopratutto - un film che parla della narrazione dominante attorno a questa catastrofe. E che dice, nei suoi risvolti dietro le quinte, che persino la satira, questa satira, in fin dei conti, potrebbe essere usata come arma di distrazione di massa per far sfogare i bassi istinti di chi sta in basso nella società, mentre in fin dei conti chi sta in alto rimane sempre lì e fa quella cosa che si fa e si dice dai tempi di Tomasi di Lampedusa, e pure da prima, ovvero lascia che tutto cambi eccetera eccetera.  Sotto questa sua superficie così visionaria e iperbolica - assai divertente, va detto - Digger è un film cupissimo, che fotografa la catastrofe non solo climatica, ma di un mondo che vittima di narrazioni e percezioni e che pure di fronte alla tenda scostata si rifiuta di vedere e capire cosa c’è dietro, come il mago di Oz ci stia controllando. Iñárritu, lo sappiamo bene, ha un ego spropositato e un talento esagerato, troppo spesso messo al servizio di storie piene di ricatti morali e emotivi, come all’inizio della sua carriera, o di vicende inutilmente spettacolari (come in Revenant). Qui riprende toni e modi delle sue cose migliori: Birdman, appunto, di cui abbiamo già detto, ma anche Bardo, film squilibrato e smisurato ma anche sincero e coraggioso. Speriamo continui così. (Federico Gironi - Comingsoon)

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