Apertura arena 20.45
Proiezione film 21.30
La storia ruota attorno a Elsa, direttrice pubblicitaria che deve affrontare la morte della madre durante il periodo natalizio. Incapace di elaborare il lutto, si rifugia nel lavoro finché un attacco di panico la costringe a fermarsi. Decide quindi di partire per Lanzarote con l'amica Patricia, mentre il compagno Bonifacio resta a Madrid. Le vicende dei protagonisti si intrecciano con quelle del regista e sceneggiatore Raúl Durán, dando vita a una narrazione che mescola vita reale e finzione cinematografica, uno dei temi centrali del film.
Amarga Navidad è due film in uno. Il primo è quello che vede protagonista Elsa, regista di due film di culto che però non hanno fatto una lira, spingendo quindi la sua autrice a diventare regista di ben più redditizi spot pubblicitari. Elsa ha un fidanzato più giovane di lei che fa il pompiere ma anche lo stripper, una sorella in crisi matrimoniale, un’amica depressa per la morte del figlio. Poi c’è un secondo film, quello che ci svela come il primo sia la sceneggiatura che sta scrivendo Raúl, famoso regista in crisi creativa, con qualche problema col fidanzato più giovane di lui, e la cui storica assistente l’ha appena mollato dopo vent’anni di collaborazione per stare vicina alla sua fidanzata, anche lei in lutto. Man mano che Pedro Almodóvar intreccia questi due livelli, e espande e approfondisce le vicende di questi personaggi, diventa chiaro che tutto quel che accade nel primo film, ovvero che Raúl sta scrivendo, è uno specchio di quanto lo stesso Raúl vede e sente accadere attorno a sé, giacché da che mondo è mondo gli artisti hanno vampirizzato la loro famiglia, i loro amici, i loro conoscenti, spesso e volentieri con grande scorno e disdegno di questi ultimi. E siccome è chiaro a tutti, o dovrebbe esserlo, che Raúl è chiaramente l’alter ego di Almodóvar, si capisce perché lo spagnolo abbia dichiarato che Amarga Navidad è il film in cui è stato “più impietoso” verso sé stesso.Amarga Navidad: la mise en abyme dell'autofiction di Almodóvar. La recensione del film di Federico Gironi 19 maggio 2026 3.5 di 5 Il regista spagnolo racconta realtà e finzione che di alimentano vicendevolmente, e si mette alla berlina . La recensione di Amarga Navidad di Federico Gironi. Amarga Navidad è due film in uno. Il primo è quello che vede protagonista Elsa, regista di due film di culto che però non hanno fatto una lira, spingendo quindi la sua autrice a diventare regista di ben più redditizi spot pubblicitari. Elsa ha un fidanzato più giovane di lei che fa il pompiere ma anche lo stripper, una sorella in crisi matrimoniale, un’amica depressa per la morte del figlio. Poi c’è un secondo film, quello che ci svela come il primo sia la sceneggiatura che sta scrivendo Raúl, famoso regista in crisi creativa, con qualche problema col fidanzato più giovane di lui, e la cui storica assistente l’ha appena mollato dopo vent’anni di collaborazione per stare vicina alla sua fidanzata, anche lei in lutto. Man mano che Pedro Almodóvar intreccia questi due livelli, e espande e approfondisce le vicende di questi personaggi, diventa chiaro che tutto quel che accade nel primo film, ovvero che Raúl sta scrivendo, è uno specchio di quanto lo stesso Raúl vede e sente accadere attorno a sé, giacché da che mondo è mondo gli artisti hanno vampirizzato la loro famiglia, i loro amici, i loro conoscenti, spesso e volentieri con grande scorno e disdegno di questi ultimi. E siccome è chiaro a tutti, o dovrebbe esserlo, che Raúl è chiaramente l’alter ego di Almodóvar, si capisce perché lo spagnolo abbia dichiarato che Amarga Navidad è il film in cui è stato “più impietoso” verso sé stesso. Impietoso con sé stesso ma fortunatamente non contro lo spettatore, che si può perdere con grande piacere dentro questa mise en abyme di autofiction, a questo continuo specchiarsi della realtà nella finzione, e nella realtà della finzione con la finzione della finzione, rintracciando in ognuno di questi piani - che si alimentano vicendevolmente - elementi comuni, e che tutti possiamo riconoscere: anche se non facciamo i registi, non siamo in crisi creativa, non abitiamo in case magnifiche e magnificamente arredate, non abbiamo necessariamente a che fare con i lutti di cui si parla in questo film. Almodóvar mette in Amarga Navidad tutto sé stesso, e tutte le sue ossessioni contemporanee: dalla cura maniacale per gli arredi, i costumi, i luoghi messi sullo schermo alla morte della madre, a certe ansie sulla salute, al rapporto con la fama e la creatività, e con le persone cui vuole bene. Si denuda psicologicamente, si prende in giro, si ritrae come una sorta di organismo parassitario, ma arriva - come tutti gli artisti - a giustificare e a far giustificare questo sua fame di realtà a scopo creativo, come dimostra il finale. "Sono così", sembra dire sommessamente il madrileno, prendere o lasciare. E sembra dirlo prima di tutto a sé stesso.Come è oramai costume di quello che è stato all’inizio della sua carriera un regista irriverente, provocatorio e dai toni fiammeggianti e sopra le righe, Amarga Navidad è un film dove niente e nessuno alza o manca i toni, dove commedia e melodramma danzano insieme al ritmo calmo di una melodia precisa che mescola ironia feroce e sentimenti profondi e dolenti. Non sarà una danza che esalta o trascina con impeto, ma è di certo una che accompagna lo sguardo e la riflessione con eleganza e precisione, e con una semplicità che non è mai semplificazione, ma pulizia di sguardo e di parola.(Federico Gironi - Comingsoon)
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