SCHEDA DEL FILM

Cinemadivino

venerdì 30 agosto

NOTTI MAGICHE - CAVIRO FAENZA

  • Regia: Paolo Virzì
  • Attori: Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Nazione: Italia 2018
  • Genere: Coimmedia
  • Durata: 125 minuti
  • Orari

    CAVIRO FAENZA

    Via Convertite 12 - Faenza (RA)

    dalle 19.30 degustazione vini/ cena cantina

    ore 20.00 visita cantina

    ore 21.15 proiezione corto

    ore 21.30 proiezione film

Trama del film

Mondiali '90, Italia - Argentina, gli azzurri buttati fuori ai rigori, un uomo buttato nel Tevere a bordo di una macchina che non sa guidare. Produttore romano sull'orlo del fallimento, Leandro Saponaro è ripescato morto ma a ucciderlo non è stata l'acqua e nemmeno l'impatto. Giusy Fusacchia, ragazza coccodè e amante del Saponaro, giura che ad ammazzarlo sono stati tre aspiranti sceneggiatori: Eugenia Malaspina, Antonio Scordia, Luciano Ambrogi. Finalisti del Premio Solinas, i ragazzi si sono conosciuti pochi giorni prima a Roma in occasione della cerimonia. Eugenia è una ricca borghese ipocondriaca che odia il padre e ama un divo francese, Antonio è un messinese colto e formale come lo stile del suo soggetto (Antonello da Messina), Luciano è un baldo scriteriato che viene da Piombino. Ospiti per qualche giorno nella grande casa di Eugenia, che non vuole dormire sola, entrano nel mondo del cinema dalla porta d'ingresso, frequentando tutta la filiera e sognando di scrivere la sceneggiatura della vita. Finiranno invece al comando dei carabinieri a raccontare la loro versione dei fatti.

Commento

Il regista toscano ci riporta con la mente e con il cuore all’ultima Italia veramente rigogliosa che ci è dato ricordare, al centro del mondo e colma di speranza per un mondiale di calcio da giocare in casa (con la nostra nazionale favorita d’obbligo), ma in cui si intravedono già i primi segnali di indebolimento, come la crisi politica e morale della Prima Repubblica, la difficoltà nel rimpiazzare colonne portanti del nostro patrimonio artistico (nello specifico del cinema) e la crescente difficoltà da parte dei giovani a farsi strada nel mondo del lavoro. Un caso di omicidio diventa così un mero pretesto per rivivere glorie e miserie nostro cinema e per riflettere sulle cause del suo inesorabile declino, attraverso gli occhi sperduti ma colmi di passione di tre giovani virgulti della nostra industria cinematografica, inconsapevoli delle contraddizioni e delle storture del sistema.  Il colto e a tratti teneramente ridicolo Antonino, il guascone e irriverente Luciano e l’insicura borghese Eugenia compongono uno sguardo ironico e disincantato sul cinema dell’epoca, entrando lentamente, grazie anche alle efficaci performance di Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Vetere, nel cuore dello spettatore con le loro nevrosi, i loro difetti e la loro appassionata caccia per un posto al sole nel nostro cinema. Da abile burattinaio, Paolo Virzì gioca con i suoi personaggi e con il complesso tessuto sociale che li circonda, accompagnandoci in un caleidoscopio di emozioni, umorismo, raggiri, punzecchiature e omaggi al glorioso passato del nostro cinema. Difficile tenere il conto di tutti i riferimenti impliciti ed espliciti di Notti magiche a colonne portanti della nostra industria cinematografica. Dallo spregiudicato e meschino produttore interpretato da Giancarlo Giannini, in cui non si fatica a scorgere più di un punto di contatto con la storia personale e lavorativa di Vittorio Cecchi Gori, al taciturno maestro dell’incomunicabilità che ricorda tanto Michelangelo Antonioni, passando per una Ornella Muti alle prese con una divertita caricatura di se stessa e un toccante omaggio a Federico Fellini e al suo ultimo film La voce della Luna, Paolo Virzì mette in scena una vera e propria caccia al tesoro cinematografica, che nella sua sovrabbondanza a tratti rischia quasi di fare perdere di vista il cuore del racconto.  Fra qualche passo falso nella caratterizzazione dei tre protagonisti, con qualche digressione sentimentale e genitoriale di troppo, e il divertente ritratto della decadente nobiltà del nostro cinema, arroccata sulla sua aura quasi mitologica e incapace di creare terreno fertile per una, comunque difficile, successione, in Notti magiche emerge un toccante e disilluso tributo all’atto stesso di raccontare storie e realizzare film, che procede di pari passo allo sfortunato mondiale dell’Italia, con i sogni che lasciano progressivamente spazio allo scoramento e al rimpianto. Paolo Virzì dà così vita a quella che possiamo vedere come il suo personale e originale Midnight in Paris, in cui le celebrità amate da Allen lasciano spazio ai miti cinematografici del regista toscano e le poetiche riflessioni sull’arte vengono sostituite da veraci e pungenti riflessioni sul nostro passato e sulla necessità di “guardare dalla finestra” per raccontare storie in cui il pubblico possa immedesimarsi. Non tutto il guazzabuglio di personaggi messo insieme da Virzì è sempre efficace (pensiamo soprattutto all’avvocatessa di Ludovica Modugno e al regista di origini emiliane impersonato da Andrea Roncato) e a mancare sorprendentemente dal quadro di Notti magiche è la stessa città di Roma, fotografata senza particolari guizzi da Vladan Radovic e mai veramente centrale nel racconto. Nonostante questi piccoli difetti, il regista toscano riesce sempre a controllare il nucleo emozionale del racconto, trasportandoci, grazie anche alle evocative musiche del fratello Carlo, in un caloroso e al tempo stesso canzonatorio omaggio a una rilevante parte di storia dello scorso secolo, prodromico di un finale amaro, come amara sa essere la vita nel portarci in direzioni inattese e lontane dai nostri più intimi desideri. Con Notti magiche, Paolo Virzì fa quindi nuovamente centro, prendendosi qualche rischio narrativo e contenutistico (dalle già citate punzecchiature a volti celebri e amati del nostro cinema a qualche eccesso di retorica nell’atto finale) in più del solito e accettando l’inevitabile conseguenza di essere molto meno unificatore che in altre sue opere. Il regista toscano riesce però a farsi perdonare con il suo ormai proverbiale tocco tenero e al contempo amaro anche qualche leggerezza di troppo, centrando l’obiettivo di burlarsi amichevolmente dei propri miti e dei propri punti di riferimento e di raccontare un delicato punto di passaggio fra un Italia unica e irripetibile e la meno splendente realtà in cui viviamo. (Marco Paiano - cinematographe.it)

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