SCHEDA DEL FILM

Rocca Brancaleone Ravenna

giovedì 11 luglio

THE WIFE - VIVERE NELL'OMBRA

  • Regia: Björn Runge
  • Attori: Glenn Close, Jonathan Pryce, Christian Slater, Max Irons, Elizabeth McGovern, Harry Lloyd, Morgane Polanski, Annie Starke
  • Distribuzione: Videa-CDE
  • Nazione: USA/Svezia/Gran Bretagna 2017
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 100 minuti
  • Golden Globe 2018 Miglior attrice in un film drammatico
  • Orari

    gio 11: 21.30

    Golden Globe 2018 Miglior attrice in un film drammatico

Trama del film

Per quarant’anni, Joan Castleman, sacrifica il proprio talento e i propri sogni, lasciando che suo marito, l’affascinante e carismatico Joe, si impadronisca della paternità delle sue opere. Joan assiste, per amore, alla sfavillante e gloriosa carriera dell’uomo, sopportando di buon grado tutte le menzogne e i tradimenti. Un viaggio di emancipazione e riscoperta, una celebrazione della forza e della grandezza di tutte le donne.

Commento

Jane Anderson, la sceneggiatrice di Olive Kitteridge, rilegge il romanzo di Meg Wolitzer su una donna devota e elegante, che dalla fama del marito ha ottenuto di poter vivere come desiderava, pagando per questo un prezzo che è andato aumentando senza pietà.  Il prezzo da pagare era sapere che era lei ad avere un dono, ma lui ad avere la capacità di farlo fruttare, oltre che l'accesso ad una scena professionale spiccatamente più ben disposta verso gli autori uomini.   La trasformazione del non meglio specificato premio finlandese del romanzo nel massimo dei riconoscimenti, il Nobel, non solo alza in maniera spettacolare la posta in gioco, ma permette anche una divertente incursione dietro le quinte del protocollo svedese e nelle stranezze del contesto della cerimonia; quinte dietro le quali s'insinua anche uno dei personaggi chiave del film, il giornalista Nathaniel Bone, che segna il gradito ritorno sullo schermo di Christian Slater.   Il regista Björn Runge mette la sua esperienza teatrale e il suo gusto per il dettaglio al servizio di una coppia di attori di enorme talento, capaci di inscenare un'intimità lunga decenni e di vampirizzarsi a vicenda a piccoli morsi, in una perfetta allegoria della relazione matrimoniale, dei compromessi che domanda e della dinamica duale che la contraddistingue, così che la ragione e il torto non sono mai limpidamente attribuibili, colpe e meriti non sono mai solo dell'uno o dell'altro, ma cause ed effetti della relazione stessa.  Glenn Close è The Wife, credibile fin nel più piccolo gesto, ma è forse Jonathan Pryce a vestire la parte più difficile e dolorosa, quella di un uomo celebrato come un dio in terra e terrorizzato dalla propria mediocrità, mentre le loro controparti più giovani, all'opera nei flashback anni Cinquanta, non sono che pallide presenze al loro confronto. Eppure la vera protagonista del film, perfino ingombrante, è la sceneggiatura, modulata su dialoghi ben calibrati ("I am a king maker") e sulle loro eloquenti variazioni (dal giovanile entusiasmo di "We're getting published!" al senile trasparire dell'ego in "I won the Nobel!", che il regista incastona nella ripetizione della stessa scena).   L'approssimarsi del finale obbliga ad una soluzione un duetto/duello che fuori di finzione probabilmente non la troverebbe mai.

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