SCHEDA DEL FILM

Rocca Brancaleone Ravenna

mercoledì 26 giugno

MARIA REGINA DI SCOZIA

  • Regia: Josie Rourke
  • Attori: Saoirse Ronan, Margot Robbie, Jack Lowden, Joe Alwyn, David Tennant, Guy Pearce
  • Distribuzione: UIP
  • Nazione: Gran Bretagna 2018
  • Genere: Bigrafico/Drammatico/Storico
  • Durata: 124 minuti
  • Orari

    mer 26: 21.30

    2 Nominations Oscar 2019

Trama del film

Scozia, 1561. Maria Stuarda, salita sul trono di Francia dopo aver sposato Francesco II, è rimasta vedova a 18 anni e ha deciso di tornare nella nativa Scozia, di cui è regina per diritto di nascita. Con il suo ritorno Maria rischia di contendere anche il ruolo di regina d'Inghilterra ad Elisabetta I, che i legittimisti disconoscono come erede di Enrico VIII. Maria ed Elisabetta sono cugine ma praticano religioni diverse, la prima cattolica, la seconda protestante. E tanto la corte d'Inghilterra quanto quella di Scozia temono che la Stuarda coltivi un legame con la Roma papalina, per tramare in segreto contro il regno anglosassone. "Un papista non siederà mai sul trono d'Inghilterra", sentenziano. Tantomeno una papista: perché l'aristocrazia maschile di Inghilterra e Scozia non è affatto contenta che a contendersi il trono siano due donne.

Commento

Il sapiente storico insegna che ogni epoca racconta il proprio passato con un occhio, se non entrambi, al presente, in questo commettendo inevitabili anacronismi, illuminando però ragioni e speranze di chi si è messo a studiare il passato in un determinato momento storico. Pochi casi si adattano come gli incastri dinastici, le baruffe fra parenti alla lontana che hanno regnato in Europa fra medioevo ed età moderna fino a rincretinire di consanguineità i regnanti dell'Antico regime. Quando poi ci sono di mezzo due donne, per di più cugine, divise da una fede religiosa e da un’orda di rispettivi nobili di corte bramosi di sangue e potere, allora possiamo addirittura riconoscere una sterzata di improvvisa simpatia a Hollywood, chissà quanto forzata, verso il femminismo, se non proprio il movimento #MeToo, che ne ha sconvolto le acque torbide, chissà fino a quando e a che punto. Un dualismo fra regine che avrebbero potuto allearsi e cambiare le cose, magari il mondo intero, invece di finire per farsi la guerra: è questa la chiara tesi dell’affresco storico Maria Regina di Scozia, portato al cinema da un’altra donna, Josie Rourke, a partire da una sceneggiatura di Beau Willimon. Mary è affascinante, cresciuta nella raffinata corte francese di Caterina De’ Medici, addirittura viene rappresentata come un’eroina LGBT friendly, capace di usare il sesso come strumento di provocazione nei confronti degli uomini che si è vista imposta da convenzioni e alleanze di quella conventicola fallocratica di corte che in fondo somiglia a Hollywood. Al contrario Elisabetta è schiva, complessata dalle sue malformazioni alla pelle che la portano a riempirsi il volto fino a dare alla pelle quel colorito lattiginoso con cui è iconograficamente passata alla storia. Un momento cruciale è quello in cui si incontrano finalmente, in una delle scene più intense del film di Josie Rourke, una di quelle slinding doors che presto si chiuse con Elisabetta pronta a indurirsi e diventare la Virgin Queen e Mary dietro le sbarre per molti anni prima di venire sacrificata sull’altare della real politik dinastica.  Margot Robbie conferma dopo Tonya di dover quasi espiare l'esplosione di vitalità e sensualità di The Wolf of Wall Street con una tendenza a imbruttirsi per dimostrare le sue notevoli qualità di attrice, un pegno da pagare a quella fallocrazia della California meridionale di cui si diceva prima, mentre per Saoirse Ronan questo ruolo è il primo da adulta, da donna carismatica e sensuale, maturata dopo l’adolescente adorabile di Lady Bird. Non più solo una delle promesse della nuova generazione, ma una delle attrici che faranno il cinema dell’immediato futuro. Elegante e pieno d’arguzia, Mary Regina di Scozia si fa perdonare le forzature storiche, la tendenza all’anacronismo soap, grazie a due protagoniste in stato di grazia e al cinismo di uno sguardo nei corridoi del potere col marchio di fabbrica di Beau ‘House of Cards’ Willimon. (Mauro Donzelli - Comingsoon)

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