SCHEDA DEL FILM

Rocca Brancaleone Ravenna

domenica 1° settembre

IL GIOCO DELLE COPPIE

  • Regia: Olivier Assayas
  • Attori: Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Christa Théret, Pascal Greggory
  • Distribuzione: I Wonder Pictures
  • Nazione: Francia 2018
  • Genere: Commedia
  • Durata: 100 minuti
  • Orari

    dom 1°: 21.15

Trama del film

Alain è un editore di libri di successo e sicuro di sé che lotta con i pro e i contro della sua vita professionale e privata. Il suo rapporto con la moglie Serena, star delle serie tv, è un po' stantio, e deve trattare delicatamente con uno dei suoi autori di lunga data, per la pubblicazione del suo nuovo libro. A complicare la situazione è l’interesse di Alain per i media digitali e social, che lo ha portato ad assumere una giovane donna incredibilmente ambiziosa come "responsabile della transizione digitale" nella sua azienda...

Commento

Vestito da commedia il nuovo film di Olivier Assayas restituisce come un boomerang la sua reputazione di autore intellettuale. A tal punto da invitarci a tavola.  Non fiction è letteralmente un simposio di idee, dialoghi e riflessioni ad alto voltaggio. L'attenzione punta ancora una volta sulla modernità (Sils Maria) e un'etnografia di comportamenti di dipendenza che ci legano ai "motori di ricerca" dove sfilano le ultime news del mondo. Su questo punto l'autore esprime una malinconia graffiante ma affatto ostile, dispiegando un doppio movimento quasi contraddittorio.   C'è al principio un adeguamento del suo cinema a tutte quelle forme contemporanee della comunicazione, successivamente, una volta apparecchiata la scenografia, Assayas ricolloca alla giusta distanza i feticci della nostra modernità, aprendo il décor a dialoghi vivi come in uno scambio di tennis, lanciando stoccate qualche volta appassionate, sovente caustiche, contro questa nuova realtà di flussi e di schermi a cui nessuno riesce più a sfuggire.   Ma se in Sils Maria i personaggi si scrivevano per SMS, si parlavano su Skype e appena facevano la conoscenza di qualcuno si lanciavano su un computer per 'googlizzarlo', in Non fiction questa intermediazione permanente di schermi e di reti elettroniche si converte in situazioni conviviali e luoghi rituali (brasserie, bistrot, café, salotti, cucine, camere da letto) che aiutano a vivere e a elaborare i colpi della modernità.  Alla maniera di Marc Augé ("Un etnologo al bistrot"), i protagonisti siedono ai tavolini dei bistrot parigini oscillando tra nostalgia e futuro anteriore. Aggrappati a conversazioni improvvisate e a bicchieri sempre pieni, discutono sulla meccanica del testo. Perché Alain è un editore e Léonard uno scrittore alle prese, ciascuno a suo modo, resistente o bendisposto, con le nuove tecnologie e la loro influenza sulla lettura e la scrittura. Concentrandosi sulle mutazioni forti che continuano a spostare i nostri orizzonti letterari, Non fiction fa della virtualità uno strumento romanzesco come il telefono all'inizio del XX secolo, quando il narratore di Marcel Proust temeva che la "signorina del telefono" interrompesse la sua chiamata o quando Jean Cocteau in La voce umana creava una tensione drammatica straordinaria col suo "Ne coupez pas!" in cui c'era tutta la dipendenza della relazione amorosa dal nuovo mezzo di comunicazione che faceva irruzione.   Non fiction racconta allo stesso modo un cambiamento d'epoca e di cultura, incrociandolo i cammini di creazione e di vita dei suoi personaggi, e riformula relazioni e sentimenti ai tempi dei social media. In mutazione perpetua la "forma-libro" è al centro di domande profonde e di umori fugaci, al cuore di una commedia rigorosa e di una sofferenza intima che monta al fianco di Alain, a cui Guillaume Canet presta quella sua attitudine a mettersi in pericolo, girando film autobiografici (Piccole bugie tra amici, Rock'n Roll) o cedendo al sogno americano (Blood Ties - La legge del sangue).   A servirgli la replica è il fanciullo eterno e scapigliato di Vincent Macaigne, che ai tempi della 'tirannia dell'intimità' cerca la sua verità in quello che esibisce. Tra loro Juliette Binoche, espressione assoluta di un'arte poliedrica ed esigente a confronto con il sorgere delle nuove star (Sils Maria) e di nuovi ruoli da giocare nell'era digitale (la lettura degli audiobooks). Senza posa Assayas passa da quello che lo tocca direttamente, ripescando qualche volta nei suoi stessi ricordi (Qualcosa nell'aria), a qualcosa che è (più) lontano da lui. E lo fa con una serenità che sconfina nella saggezza ma che lascia planare sul suo film un'inquietudine che afferra stretto lo spettatore. La solitudine fuori dai suoi bistrot è in agguato. Il mondo rassicurante dei libri, che si sciupano e assumono una fisionomia individuale secondo la voracità delle nostre letture, si trasforma, creando nuovi punti di riferimento e perdendo i vecchi. Il film cattura questi cambiamenti senza mai dire "era meglio prima". Si tratta, sfogliando le pagine sciupate o quelle ancora intonse, di vedere passare la malinconia e di rammentarci il fluire del tempo. Un soggetto magnifico e arduo, messo in scena da un autore in stato di grazia. (Marzia Gandolfi . MYmovies)

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