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Rocca Brancaleone Ravenna
LA RAGAZZA NELLA NEBBIA
sabato 21 luglio
LA RAGAZZA NELLA NEBBIA
Regia: Donato Carrisi
Attori: Jacopo Olmo Antinori, Alessio Boni, Jean Reno, Michela Cescon, Lucrezia Guidone, Toni Servillo, Lorenzo Richelmy, Massimo Rigo, Greta Scacchi
Distribuzione: Medusa
Paese: Italia/Francia/Germania 2017
Genere: Thriller
Durata: 127 minuti

Un piccolo paese di montagna, Avechot. Una notte di nebbia, uno strano incidente. L’uomo alla guida viaggiava da solo. È incolume. Allora perché i suoi abiti sono sporchi di sangue? L’uomo si chiama Vogel e fino a poco prima era un poliziotto famoso. E non dovrebbe essere lì. Un mite e paziente psichiatra cerca di fargli raccontare l’accaduto, ma sa di non avere molto tempo. Bisogna cominciare da alcuni mesi addietro. Quando, due giorni prima di Natale, proprio fra quelle montagne è scomparsa una ragazzina di sedici anni: Anna Lou aveva capelli rossi e lentiggini. Però il nulla che l’ha ingoiata per sempre nasconde un mistero più grande di lei. Un groviglio di segreti che viene dal passato, perché ad Avechot nulla è ciò che sembra e nessuno dice tutta la verità. Questa non è una scomparsa come le altre, in questa storia ogni inganno ne nasconde un altro più perverso. E forse Vogel ha finalmente trovato la soluzione del malvagio disegno: lui conosce il nome dell’ombra che si nasconde dentro la nebbia, perché “il peccato più sciocco del diavolo è la vanità”… Ma forse ormai è troppo tardi per Anna Lou. E anche per lui.

"Ricordate" - dice il professore di italiano Loris Martini a una classe di liceali che aspettano il suono della campanella - "è il cattivo che fa la storia”. E ancora: "Non sono gli eroi che determinano il successo di un’opera, è il male il vero motore di ogni racconto". Queste "parole sante" riassumono la poetica di autore di romanzi noir di Donato Carrisi, che non abita nell’immaginario paesino di montagna di Avechot ma arriva dall’assolata Martina Franca e che soprattutto il male lo sa rappresentare per davvero, perché solo chi ha paura può parlare con cognizione di causa della paura e di ciò che la scatena, e l’inventore de "Il Suggeritore", lo sappiamo, ha sempre amato definirsi un inguaribile "fifone". Ora, il fifone in questione sa che nell’ambito di una certa letteratura e di un certo cinema le brave persone non esercitano alcun fascino e che il male di cui sopra può avere innumerevoli facce. Ne La ragazza nella nebbia, per esempio, si avverte ma non si vede, e questo perché trascende gli eventi e si confonde con uno stato d’animo che si identifica sia con un istinto animale che con una reazione alla noia. Il male può anche essere banale, in quanto scatenato dal bisogno di denaro, oppure sottile e luciferino, come quando coincide con il nefasto operato dei media, che spettacolarizzano il crimine innescando un circolo vizioso in cui sono coinvolti tanto la giustizia quanto la gente comune. Ecco, è questo lo spunto più interessante del film: l'implacabile strumentalizzazione di una tragedia personale da parte di chi investiga e di chi dovrebbe fare cronaca. Il romanzo insiste sul concetto, la sua trasposizione un po' meno. Peccato, ma il messaggio arriva ed è potente. Sempre Loris Martini, in un altro punto del libro, spiega agli studenti: "La prima regola di un grande romanziere è copiare". E’ ancora Donato che parla attraverso il dimesso insegnate dalla barba incolta. Per la sceneggiatura de La ragazza nella nebbia lui ha imitato se stesso, stando attentissimo a non trascurare gli snodi narrativi fondamentali, ma parlando un linguaggio molto più cinematografico di quello che caratterizza i suoi romanzi. Però, chi ha letto il libro ha l’impressione di trovarsi di fronte una sua versione più stringata - una specie di Bignami - e che quindi Carrisi non sia riuscito veramente, come invece sostiene, a "uccidere lo scrittore", a eliminarlo con un colpo di pistola subito dopo aver deciso di cambiare forma di espressione. Perché diciamocelo: nella maggior parte dei casi, la maniera migliore per adattare un’opera letteraria è tradirla. Il nostro uomo forse non ne ha avuto il coraggio. Del resto, come si fa ad allontanarsi troppo da personaggi succosi come Vogel, Martini e Flores? Chi mai avrebbe voglia di torcere loro un capello? Solo un estraneo potrebbe "malmenarli" un po’, o lasciare indietro Martini a favore di Vogel, Agente Speciale dai metodi poco ortodossi così meschino eppure così affascinante nel suo disprezzo per il cattivo gusto di un branco di paesani rozzi e ottusi. Come pubblico cinematografico, e non più come lettori, avremmo voluto seguire quasi sempre lui, perché in un film è difficile identificarsi in un protagonista e poi ricominciare da capo con un altro, anche se Alessio Boni fa egregiamente il suo lavoro e anche se, nella scena iniziale, il "Dio Servillo" sembra soffrire il carisma di Jean Reno e sfiorare l’affettazione, salvo poi rubare la scena ai suoi colleghi italiani fino alla fine de La ragazza nella nebbia. Torniamo all’atto del copiare, che è lecito anche quando si dirige un film, soprattutto un primo film. Donato Carrisi lo fa con grande umiltà e si diverte, si diverte a dare un tocco vintage all’ambiente in cui si muovono i suoi personaggi, omaggiando per esempio le divise dei poliziotti di Fargo, l’Overlook Hotel di Shining e gli interni della prima stagione di Twin Peaks, consapevole anche di quanto siano inquietanti le location montuose sul grande schermo. Il gioco gli riesce, e la sua storia beneficia di un’atemporalità che le conferisce universalità. Universale La ragazza nella nebbia lo è anche perché non si muove mai oltre i confini del genere, il che assicura al film una giusta stringatezza. Seguendo regole narrative che ben conosce, Carrisi non è mai pretenzioso, non sbrodola mai nell’apologo morale né si affida al gioco di attori consumati per riempire eventuali buchi di sceneggiatura. Come un’indagine, la sua storia va dal punto A al punto B, prendendosi qualche bella licenza poetica e facendo sperare bene per un’opera seconda, in cui vorremmo trovare più disordine, coraggio, qualche lentezza o non necessaria digressione e magari un po’ di sana incoscienza. (Carola Proto - ComingSoon)