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Cinema Mariani Ravenna
A BEAUTIFUL DAY
martedì 29 maggio
A BEAUTIFUL DAY
Regia: Lynne Ramsay
Attori: Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, Alessandro Nivola, Alex Manette, John Doman, Judith Roberts, Madison Arnold, Jason Babinsky
Distribuzione: Europictures
Paese: USA/Francia 2017
Genere: Drammatico
Durata: 95 minuti

Un tormentato veterano di guerra, trasformatosi in salvatore freelance di ragazze/bambine costrette a prostituirsi. Quando un lavoro che va storto, una tempesta di violenza e di potere corrotto viene scatenata contro di lui, dando vita a una vendetta che potrebbe costituire il suo risveglio.

Lynne Ramsey, regista scozzese di grandissimo temperamento, parla spesso di infanzia abusata: lo faceva in Ratcatcher come nel bellissimo e inquietante ...E ora parliamo di Kevin, entrambi in mostra a Cannes, dove Ramsey è stata anche giurata.  Il suo cinema affronta di petto ciò di cui dobbiamo parlare (per parafrasare uno dei suoi titoli) senza permetterci di chiudere gli occhi davanti a ciò che è profondamente perturbante. La trama di You Were Never Really Here non è particolarmente originale, richiama quella di Leon, Drive e almeno un'altra decina di film con protagonista un vendicatore a difesa (e alla ricerca) dell'innocenza perduta.  Ma è il modo in cui Ramsey racconta quella storia a fare tutta la differenza. La regista, che ha un passato di operatrice, sa sempre dove mettere la cinepresa, e non è mai dove te l'aspetti, o dove il cinema che l'ha preceduta l'ha messa in passato. Con un'attenzione spasmodica al dettaglio, Ramsey si butta nella narrazione visiva entrando dentro la materia delle cose e permeando la psicologia disturbata dei suoi personaggi. Le sue immagini, grazie anche alla splendida fotografia di Thomas Townend, sono di una potenza inedita e devastante, ma anche puro piacere dell'immagine, senza per questo diventare mai sterilmente estetizzanti. La violenza brutale che raffigura è tanto fisica (avviso ai naviganti: c'è più splatter qui che in Nicholas Winding Refn, Quentin Tarantino e Lars Von Trier) quanto mentale, nell'evocazione tattile delle sensazioni di terrore di un bambino che fa il conto alla rovescia di quanto può resistere, prima di morire soffocato.  Il calendario di perversioni (ancor più se specificatamente americane) che Ramsey porta sul grande schermo è agghiacciante, ma la profonda empatia della regista per i suoi personaggi centrali e la grande ironia con cui sottolinea l'aspetto grottesco del mondo reale rendono digeribili anche le sequenze più efferate. E poiché Ramsey è un animale da cinepresa, sceglie sempre attori che sono a loro volta animali da palcoscenico. In You Were Never Really Here Joaquin Phoenix nei panni del "Joe qualunque" è una bestia da macello, nel senso che è stato visibilmente macellato e ora procede a fare carne di porco di chiunque tagli la sua strada, riservando un'infinita tenerezza solo alla madre e alle vittime bambine. La sua interpretazione, quasi muta ma perfettamente eloquente, è altrettanto visivamente potente della regia di Ramsey.   Un discorso a parte merita il sonoro, gestito dal musicista inglese Jonny Greenwood mescolando rumori d'ambiente di enorme efficacia con una base sonora a tratti martellante (come l'arma prescelta da Joe), a tratti stridente come una sega circolare, a tratti ritmata come il battito aritmico di un cuore in tumulto. Ramsey supervisiona ogni aspetto della storia, che ha sceneggiato lei stessa sulla base di un romanzo dello scrittore e attore Jonathan Ames. Non c'è un solo aspetto su cui la regista non mantenga il suo muscolare controllo, imprimendogli la propria inconfondibile cifra autoriale: impavida, diretta, implacabile, mai autoindulgente o autocompiaciuta. Più che una regista, Ramsey è un'artista visuale, che manipola la forma e il colore infondendo nelle sue immagini una forza comunicativa che va al di là del racconto. Ramsey non teme l'ampiezza del grande schermo, che riempie tutto fino alla completa saturazione, come fa l'artista davanti alla vastità della tela bianca. Infatti, pur essendo coprodotto da Amazon, questo è cinema per il grande schermo, perché ne magnifica l'impatto.   Ramsey intrattiene e non dà tregua in egual misura, rende omaggio al genere ma non ne è schiava, non accetta compromessi, non si piega alla necessità di blandire il pubblico, ma nemmeno a quella di placare la sua sete di sangue. Qui il sangue scorre copioso, ma non è mai salsa di pomodoro cinematografica, resta sempre doloroso testimone di un dolore reale, e ha conseguenze, per tutti i personaggi coinvolti. Se il cinema, e l'arte figurativa in generale, deve mostrare un nuovo modo di vedere le cose per attestare la propria originalità, Lynne Ramsey è riuscita nell'intento. (Paola Casella - MYmovies)