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Cinema Mariani Ravenna
THE STRANGE SOUND OF HAPPYNESS
martedì 15 maggio
THE STRANGE SOUND OF HAPPYNESS
Regia: Diego Pascal Panarello
Paese: Italia 2017
Genere: Documentario
Durata: 90 minuti

La storia di Diego, un quarantenne alla deriva, è la storia del regista che, stregato dall'ipnotico suono di un piccolo e apparentemente insignificante pezzo di ferro, decide di seguire le sue orme fino a raggiungere confini inaspettati. Quel piccolo pezzo di ferro che da molti è conosciuto come lo scacciapensieri, il classico souvenir che sull'isola del regista, la Sicilia, viene chiamato marranzano, in realtà esiste in tutto il mondo sotto nomi e forme diverse. Sarà dunque questo antico strumento a guidare Diego in un viaggio dalle torride coste della Sicilia alle pianure congelate della Yakutia in Siberia, Paese da Diego conosciuto per il gioco da tavolo del Risiko. In Yakutia lo scacciapensieri viene chiamato Khomus, letteralmente "uomo magico", ed è considerato strumento nazionale e simbolo di felicità. Nella terra dei ghiacci, lo strumento diventerà così la chiave d'accesso a un mondo magico in cui Diego si ritroverà involontariamente protagonista di un'antica profezia.

Scritto e diretto dal regista siciliano Diego Pascal Panarello, The Strange Sound of Happiness è il suo esordio al lungometraggio che ripercorre il suo viaggio personale alle origini dello scacciapensieri.  Tra documentario e film fantastico, Panarello racconta la storia da lui vissuta in prima persona nella ricerche sul magico strumento nel mondo. È dunque attraverso la voce fuoricampo di Panarello, anche protagonista del film, che assistiamo all'imprevedibile viaggio dalla Sicilia alla Yakutia.   Dalle prime ricerche sullo scacciapensieri inizia il racconto del regista che scopre l'etimologia di quello strumento che da tempo lo affascinava. Lo scacciapensieri, infatti, è così chiamato perché provoca piacere nel suonarlo. Le vibrazioni dello strumento sono strettamente collegate alla scatola cranica in modo da risultare come un massaggio al cervello di chi lo suona. Venduto in Sicilia, come souvenir dell'isola, il marranzano come viene lì chiamato, è spesso associato all'immaginario mafioso, ma pochi sanno che quel piccolo pezzo di ferro esiste ovunque nel mondo con diverse connotazioni e valori. Lo strumento dalle origini preistoriche, apparso poi in bambù secondo i primi modelli, viene trasformato, durante l'età del ferro, in quello che conosciamo oggi dai gitani del Rajasthan che lo hanno diffuso in tutti i Paesi in cui viaggiavano. Così, lo scacciapensieri sembra essere arrivato anche nella lontana Siberia, dove viene chiamato khomus e celebrato come emblema di felicità. Panarello scopre allora come le donne ornate da scintillanti costumi lo suonano nella steppa in inni alla fertilità. Lo scacciapensieri relegato a semplice souvenir in Sicilia o Sardegna è, invece, in Yacutia, un oggetto prezioso per l'intera popolazione. Nelle steppe gelate dove la temperatura può raggiungere i cinquanta gradi sotto zero, quel suono ipnotico e così semplice ricorda il suono delle gocce d'acqua, segno dell'imminente primavera che farà sciogliere i ghiacci.  Panarello, dunque, ci conduce per mano in questo viaggio musicale alla ricerca di un suono ancestrale che accomuna tutti i popoli del mondo. Lungo il cammino, il regista incontra i più grandi suonatori, l'inventore dello scacciapensieri elettrico, abili costruttori ed etnomusicologi che hanno speso la loro vita dedicandosi a questo strumento. Il viaggio però non è mai didattico, è piuttosto un'esplorazione alla scoperta del mondo che il regista condivide con lo spettatore. Tra il tono ironico della sua voce fuori campo e la curiosità del ricercatore, Panarello si spinge in quella terra immaginaria che fino a quel momento era esistita per lui solo nel Risiko. La Yacutia, invece, si fa reale nella splendida fotografia di Matteo Cocco che dà forma ai silenzi imponenti e alla luce bianca della terra dei ghiacci. Il biancore delle steppe gelate della Siberia risponde al biancore della Scala dei Turchi della Sicilia, riavvicinando due terre apparentemente così lontane per il tempo di una melodia.   In costante equilibrio tra magico e reale, il viaggio di Panarello, dunque, ci lascia vagare nel mondo onirico che il marranzano risveglia e nell'immaginario sonoro che lo strumento ha creato attraverso il cinema stesso. Se lo scacciapensieri si tingeva di note western nelle musiche di Ennio Morricone in Per un pugno di dollari di Sergio Leone, risuonava di ritmi gitani per Goran Bregovic nei tanti film di Emir Kusturica, fino a diventare per Panarello un suono della natura in cui ritrovare se stessi. Nonostante la narrazione non proceda con la stessa fluidità della sua musica e la scrittura non sfrutti appieno le potenzialità della sua storia, il viaggio di Diego ci ricorda che la felicità spesso ce l'abbiamo fra le mani. Bisogna solo saperla suonare. (Francesca Ferri MYmovies)