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Cinema Italia Faenza
NOVECENTO - Atto II
lunedì 14 maggio
NOVECENTO - ATTO II
Regia: Bernardo Bertolucci
Attori: Robert De Niro, Gérard Depardieu, Sterling Hayden, Dominique Sanda, Francesca Bertini, Laura Betti, Werner Bruhns, Stefania Casini, Alida Valli, Romolo Valli, Donald Sutherland, Burt Lancaster, Stefania Sandrelli
Distribuzione: Cineteca di Bologna
Paese: Italia 1976
Genere: Drammatico
Durata: 154 minuti

Dopo l’av­ven­to al po­te­re da parte dei fa­sci­sti spal­leg­gia­ti dai gran­di pro­prie­ta­ri ter­rie­ri la co­mu­ni­tà dei brac­cian­ti Dalcò al ser­vi­zio di Gio­van­ni Ber­lin­ghie­ri è sot­to­po­sta alle an­ghe­rie ed ai so­pru­si di At­ti­la, il capo fat­to­re e Re­gi­na, la sua bieca com­pa­gna. Olmo sem­bra de­sti­na­to a per­cor­re­re le orme del nonno ca­ri­sma­ti­co Leo, ma non tutti fra i suoi sono di­spo­sti a se­guir­lo nel­l’in­ci­ta­men­to alla ri­vol­ta. Alla morte di Gio­van­ni, suo fi­glio Al­fre­do che non ne con­di­vi­de­va le idee e per­ciò si era al­lon­ta­na­to, co­no­scen­do nel frat­tem­po Ada che spo­se­rà poi di lì a breve, torna a casa per cu­ra­re gli in­te­res­si della fa­mi­glia, in­clu­se le terre e le stal­le dove la­vo­ra­no i brac­cian­ti. Il suo at­teg­gia­men­to nei con­fron­ti di Olmo e At­ti­la è am­bi­guo e no­no­stan­te Ada gli chie­da in­si­sten­te­men­te di pren­de­re le di­stan­ze dal suo ci­ni­co e mal­va­gio fat­to­re, lui lo man­tie­ne per paura della sua rea­zio­ne e per­ché gli è utile per man­te­ne­re l’or­di­ne.

Se No­ve­cen­to – Atto I è si­cu­ra­men­te un film di parte, No­ve­cen­to – Atto II per tre quar­ti al­me­no lo è ancor di più.  Gli even­ti nar­ra­ti in que­sta se­con­da parte ini­zia­no dal­l’av­ven­to del fa­sci­smo al po­te­re, con il so­ste­gno anche dei la­ti­fon­di­sti. Ber­to­luc­ci pone l’ac­cen­to su que­sta de­ci­si­va ed equi­vo­ca al­lean­za. Il solco fra i gran­di pro­prie­ta­ri ter­rie­ri ed i brac­cian­ti è di­ve­nu­to an­co­ra più pro­fon­do dopo la fine della prima guer­ra mon­dia­le. Le squa­drac­ce fa­sci­ste hanno preso a scor­raz­za­re in lungo e in largo, se­mi­nan­do il ter­ro­re, al co­man­do di At­ti­la (Do­nald Su­ther­land). Que­st’ul­ti­mo è anche il capo fat­to­re ed allo stes­so tempo il ‘cane da guar­dia’ di casa Ber­lin­ghie­ri, con Re­gi­na (Laura Betti), la sua de­pra­va­ta e ma­li­gna com­pa­gna, che non esita a pro­vo­car­lo af­fin­chè re­cla­mi un ruolo meno ser­vi­le.  Fra i brac­cian­ti di que­sta pic­co­la co­mu­ni­tà, la cui evo­lu­zio­ne so­cia­le in que­sti anni con­si­ste nel fatto che non ven­go­no più chiu­si a chia­ve den­tro la corte la sera, alla stre­gua di ani­ma­li den­tro una stal­la, sono evi­den­ti tutte le con­trad­di­zio­ni che na­sco­no da una con­di­zio­ne di paura e di og­get­ti­va in­fe­rio­ri­tà. C’è chi in­ci­ta alla ri­vol­ta, come Olmo (Ge­rard Dé­par­dieu) e chi in­ve­ce ha il ti­mo­re di per­de­re anche quel poco o nien­te che ha e ri­ma­ne per­ciò pas­si­vo e suc­cu­be. I vo­lan­ti­ni della Lega (l’as­so­cia­zio­ne po­li­ti­co-sin­da­ca­le che cerca di di­fen­de­re gli in­te­res­si, in que­sto caso, dei brac­cian­ti) ar­ri­va­no sin nelle cam­pa­gne, in spre­gio ai ri­schi che si as­su­mo­no co­lo­ro che li di­stri­bui­sco­no o li con­ser­va­no in casa, ma sem­bra­no rac­con­ta­re even­ti tutto som­ma­to lon­ta­ni dalla real­tà spic­cio­la, sep­pu­re dram­ma­ti­ca ed im­mu­ta­bi­le di quei luo­ghi. Nelle can­zo­ni e fi­la­stroc­che iro­ni­che ri­guar­do Mus­so­li­ni ed il fa­sci­smo, che i brac­cian­ti can­ta­no di na­sco­sto, c’è tutto l’or­go­glio ma anche l’im­po­ten­za, mista a rab­bia ine­spri­mi­bi­le, di una si­tua­zio­ne av­vi­len­te ed ap­pa­ren­te­men­te im­mu­ta­bi­le.  Olmo ha as­sun­to fra la sua gente il ruolo ca­ri­sma­ti­co che un tempo fu del nonno Leo (Ster­ling Hay­den), ma è an­co­ra trop­po gio­va­ne ed av­ven­ta­to,  forse anche con­di­zio­na­to dal do­lo­re per la per­di­ta del­l’a­ma­ta Anita (Ste­fa­nia San­drel­li), la quale non è so­prav­vis­su­ta al parto della fi­glia, che ha poi avuto lo stes­so nome. Non tutti la pen­sa­no allo stes­so modo in­som­ma, anzi qual­cu­no bia­si­ma Olmo te­men­do che con i suoi at­teg­gia­men­ti possa met­te­re tutti nei guai.  La morte di Gio­van­ni (Ro­mo­lo Valli), padre di Al­fre­do (Ro­bert De Niro) che a sua volta aveva as­sun­to il ruolo del­l’au­to­re­vo­le pre­de­ces­so­re Al­fre­do (Burt Lan­ca­ster) pur senza aver­ne la ca­pa­ci­tà e la per­so­na­li­tà, av­vie­ne den­tro la stal­la, come fosse di­ven­ta­ta nel tempo una ma­ca­bra abi­tu­di­ne. Pure suo padre in­fat­ti aveva scel­to quel luogo poco con­so­no per to­glier­si la vita, in un atto estre­mo di ri­fiu­to ad ac­cet­ta­re l’im­po­ten­za come con­se­guen­za im­ba­raz­zan­te della so­prag­giun­ta vec­chia­ia (che per sua na­tu­ra ol­tre­tut­to rende tutti ugua­li), ma anche in que­sto Gio­van­ni non gli è stato alla pari, ‘mo­ren­do senza sof­fri­re’, come dice Olmo per con­so­la­re Al­fre­do, a causa di un sem­pli­ce e nor­ma­le in­far­to.  Que­sta fine ba­na­le ed ina­spet­ta­ta di Gio­van­ni co­strin­ge Al­fre­do a tor­na­re pre­ci­pi­to­sa­men­te a casa per pren­der­ne il posto. Con Ada (Do­mi­ni­que Sanda) e lo zio Ot­ta­vio (Wer­ner Bruhns), così ‘di­ver­so’ in tutti i sensi da suo padre, Al­fre­do ha vis­su­to mo­men­ti di spen­sie­ra­tez­za, com­pli­ci­tà e dis­so­lu­tez­za in città ed in altri posti d’I­ta­lia. Il ri­chia­mo alle re­spon­sa­bi­li­tà e ad as­su­me­re il ruolo di pro­se­cu­to­re della di­na­stia di fa­mi­glia lo por­ta­no ad un fret­to­lo­so ma­tri­mo­nio che an­nun­cia ad­di­rit­tu­ra alla madre ed ai pa­ren­ti ap­pe­na tor­na­to a casa, no­no­stan­te l’e­vi­den­te inop­por­tu­ni­tà del mo­men­to. Sor­pren­den­te­men­te la madre rea­gi­sce in­ve­ce con gioia alla no­ti­zia, di­smet­ten­do ve­lo­ce­men­te i panni della ve­do­va ad­do­lo­ra­ta, quasi non aspet­tas­se altra no­vi­tà, al con­tra­rio di Re­gi­na, cu­gi­na di Al­fre­do, de­lu­sa e ge­lo­sa, vol­ga­re ed ira­con­da, che aveva pun­ta­to a lungo a di­ven­ta­re essa stes­sa la si­gno­ra Ber­lin­ghie­ri.  At­ti­la e Re­gi­na si sono in­tan­to al­lea­ti e di na­sco­sto con­su­ma­no ano­ma­li rap­por­ti ses­sua­li, molto più si­mi­li a quel­li delle be­stie che non a quel­li degli umani. Non c’è af­fet­to fra di loro e sono con­si­de­ra­ti da tutti dei con­cu­bi­ni (a quel tempo in par­ti­co­la­re non gio­va­va di certo al­l’im­ma­gi­ne pub­bli­ca dei pro­ta­go­ni­sti). Essi in real­tà sono due mo­stri che hanno tro­va­to nella loro com­pli­ci­tà il ter­re­no idea­le per col­ti­va­re la loro per­fi­dia, am­bi­zio­ne, in­vi­dia e per­ver­sio­ne. Sono in pra­ti­ca una sin­te­si e l’e­spres­sio­ne con­cre­ta del de­gra­do della na­tu­ra umana.  Il gior­no del ma­tri­mo­nio di Al­fre­do e Ada, nel corso della festa, At­ti­la e Re­gi­na si ap­par­ta­no den­tro un ca­sci­na­le per sfo­gar­si in uno dei loro fret­to­lo­si rap­por­ti ses­sua­li (cu­rio­so ma si­gni­fi­ca­ti­vo il fatto che as­su­ma­no po­si­zio­ni nelle quali non si guar­da­no in volto, du­ran­te il rap­por­to, ma si pren­do­no l’un l’al­tra al puro scopo di go­de­re come be­stie che se­guo­no un istin­to pri­mor­dia­le). Su­bi­to dopo i due com­pli­ci si la­scia­no an­da­re ad al­cu­ne con­clu­sio­ni e con­si­de­ra­zio­ni ri­guar­do il ruolo delle ca­mi­ce nere nei con­fron­ti dei pa­dro­ni, con le ri­mo­stran­ze di Re­gi­na che vor­reb­be in At­ti­la un mag­gior or­go­glio ed in­di­pen­den­za dai Ber­lin­ghie­ri. Que­st’ul­ti­mo ri­spon­de con un’af­fer­ma­zio­ne sor­pren­den­te per un per­so­nag­gio ap­pa­ren­te­men­te in­ca­pa­ce di espri­me­re acume tat­ti­co ma solo forza fi­si­ca ed una pe­dis­se­qua de­di­zio­ne alla causa fa­sci­sta: ‘…non si può mor­de­re la mano che ti nutre..’. Con­clu­den­do poi che que­sto ser­vi­li­smo nei con­fron­ti dei pa­dro­ni è de­sti­na­to pre­sto a fi­ni­re. Il fi­glio ado­le­scen­te dei co­niu­gi Piop­pi (Alida Valli e Pie­tro Lon­ga­ri Pon­zo­ni) ha però se­gui­to At­ti­la e Re­gi­na, li ha os­ser­va­ti ed uditi den­tro il ca­sci­na­le, ma quan­do viene sco­per­to per loro non è suf­fi­cien­te in­ti­mar­gli di non ri­ve­la­re a nes­su­no quel­lo che ha sen­ti­to e visto. Presi da una in­sa­no im­pul­so, At­ti­la e Re­gi­na coin­vol­go­no il bimbo in un gioco bru­ta­le che si con­clu­de con la sua morte atro­ce in una se­quen­za di stra­zian­te cru­del­tà.  Ada non mai sop­por­ta­to la sen­sa­zio­ne di vio­len­za, vol­ga­ri­tà ed ar­ro­gan­za che a suo dire pro­vie­ne da co­lo­ro che in­dos­sa­no le ca­mi­ce nere. Ha chie­sto più volte ad Al­fre­do di al­lon­ta­na­re At­ti­la, ma egli, pur di­sprez­zan­do­lo e non per­den­do oc­ca­sio­ne per umi­liar­lo, come se vo­les­se sta­bi­li­re allo stes­so tempo la sua di­stan­za e la ca­pa­ci­tà di as­sog­get­tar­lo, in real­tà lo teme e so­prat­tut­to lo con­si­de­ra in­di­spen­sa­bi­le per man­te­ne­re l’or­di­ne nelle sue pro­prie­tà. I la­ti­fon­di­sti in­fat­ti, dopo aver age­vo­la­to la presa del po­te­re da parte dei fa­sci­sti, spe­ran­do di con­trol­lar­li ed usar­li per me­glio con­ser­va­re i loro pri­vi­le­gi e pos­se­di­men­ti, si sono ri­tro­va­ti in se­gui­to a te­me­re di es­se­re essi stes­si stri­to­la­ti dalla loro vio­len­za, esal­ta­zio­ne e fame di po­te­re.  Il bimbo viene lun­ga­men­te cer­ca­to ed in­fi­ne ri­tro­va­to. At­ti­la, dopo aver in­sce­na­to una far­se­sca bat­tu­ta di cac­cia con i ca­me­ra­ti, in­col­pa del­l’o­mi­ci­dio Olmo, ca­pi­ta­to lì per caso, non aven­do par­te­ci­pa­to alla festa di ma­tri­mo­nio. Nel bosco Olmo aveva in­con­tra­to Ada du­ran­te una sua ga­lop­pa­ta so­li­ta­ria nella te­nu­ta con il bel­lis­si­mo ca­val­lo bian­co che le aveva ap­pe­na re­ga­la­to Ot­ta­vio, in­ter­ve­nu­to a sor­pre­sa du­ran­te la festa di ma­tri­mo­nio; l’a­ve­va quin­di ac­com­pa­gna­ta per un trat­to di stra­da, men­tre a poca di­stan­za da loro stava per es­se­re uc­ci­so il ra­gaz­zi­no. Olmo non può for­ni­re un alibi per­ché non vuole ri­ve­la­re dove e con chi si tro­va­va nel men­tre l’or­ri­bi­le de­lit­to ve­ni­va con­su­ma­to e così viene as­sa­li­to e pe­sta­to bru­tal­men­te dalle ca­mi­ce nere. Al­fre­do in­ter­vie­ne solo al­l’ul­ti­mo mo­men­to a sal­va­re l’a­mi­co, in un at­teg­gia­men­to am­bi­guo che è colto e sot­to­li­nea­to dalla mo­glie Ada.  Pas­sa­no al­cu­ni anni ed i rap­por­ti fra Ada e Al­fre­do di­ven­ta­no sem­pre più tesi anche per­ché non rie­sco­no a ge­ne­ra­re un erede che po­treb­be riem­pi­re le gior­na­te della donna, che quin­di le­ni­sce la sua noia fa­cen­do da in­se­gnan­te alla fi­glia di Olmo, anche se que­st’ul­ti­mo è con­tra­rio per­ché teme che per Anita possa di­ven­ta­re nel tempo una dan­no­sa il­lu­sio­ne fre­quen­ta­re am­bien­ti e per­so­ne che non fanno parte del suo sta­tus so­cia­le. Olmo sa­reb­be già in ga­le­ra, es­sen­do stato da tempo in­di­vi­dua­to come un pla­tea­le sov­ver­si­vo, se Al­fre­do non l’a­ves­se pro­tet­to di na­sco­sto. Il loro rap­por­to è sem­pre stato con­trad­di­to­rio, sin da ra­gaz­zi, con gran­di slan­ci di af­fet­to, ami­ci­zia e so­li­da­rie­tà, in­ter­val­la­ti da mo­men­ti di osti­li­tà e con­trap­po­si­zio­ne, con­sa­pe­vo­li delle gran­dis­si­me dif­fe­ren­ze fra di loro sotto tutti i punti di vista.  At­ti­la e Re­gi­na nel frat­tem­po sono di­ven­ta­ti sem­pre più am­bi­zio­si e vo­len­do dare una svol­ta po­si­ti­va agli occhi degli altri ri­spet­to alla loro im­ba­raz­zan­te e mal­ce­la­ta con­vi­ven­za, hanno messo gli occhi sulla villa dei Piop­pi. Dopo che il ma­ri­to è morto di cre­pa­cuo­re a causa della morte del fi­glio­let­to e per i de­bi­ti con­trat­ti a se­gui­to di al­cu­ni in­ve­sti­men­ti sba­glia­ti, la ve­do­va Ida (Alida Valli) non è più in grado di man­te­ne­re la co­sto­sa pro­prie­tà. Aven­do in­tui­to le in­ten­zio­ni dei due, Ida in un mo­men­to di di­spe­ra­zio­ne in­vi­ta den­tro casa At­ti­la e Re­gi­na, dopo aver­li scor­ti a sbir­cia­re dalla can­cel­la­ta e poi li sbar­ra in sa­lot­to con il folle obiet­ti­vo di se­gre­gar­li. Nel men­tre Al­fre­do rin­trac­cia Ada den­tro una lo­can­da in città nella quale s’è ri­fu­gia­ta per an­ne­ga­re nel­l’al­cool la sua in­so­ste­ni­bi­le fru­stra­zio­ne, non po­ten­do più farlo li­be­ra­men­te a casa. Nello  stes­so lo­ca­le ad un certo punto è en­tra­ta anche Neve (Ste­fa­nia Ca­si­ni), la la­van­da­ia con la quale Al­fre­do ed Olmo ave­va­no avuto una fu­ga­ce av­ven­tu­ra anni prima e dopo uno scam­bio di sa­lu­ti im­ba­raz­za­ti con Al­fre­do, la donna con­fi­da a lui ed alla mo­glie una sin­te­si sof­fer­ta ma tutto som­ma­to se­re­na della sua vita, spin­gen­do in­vo­lon­ta­ria­men­te Ada ed Al­fre­do a riav­vi­ci­nar­si e riappacificarsi.​Mentre tor­na­no a casa in auto sotto una fitta ne­vi­ca­ta, si tro­va­no da­van­ti ad un as­sem­bra­men­to la cui ra­gio­ne di­pen­de dalla morte vio­len­ta della ve­do­va Piop­pi, in­fil­za­ta nella can­cel­la­ta della sua villa, fra l’or­ro­re dei con­ve­nu­ti e di Ada in par­ti­co­la­re che fugge con l'au­to la­scian­do sul posto Al­fre­do. Anche in que­sta oc­ca­sio­ne At­ti­la e Re­gi­na fo­men­ta­no i pre­sen­ti dando la colpa del­l’o­mi­ci­dio a qual­che co­mu­ni­sta sov­ver­si­vo da iden­ti­fi­ca­re. Con­vin­to che sia an­da­ta da Olmo, per il quale Al­fre­do so­spet­ta da tempo che Ada abbia un de­bo­le, ir­rom­pe a casa sua in piena notte ma non tro­van­do­la, im­ba­raz­za­tis­si­mo si scusa con l’a­mi­co di un tempo ed in un fran­co col­lo­quio gli con­fi­da la sua con­fu­sio­ne ed il fal­li­men­to del suo ma­tri­mo­nio. Tor­na­to a casa Al­fre­do trova Ada sbar­ra­ta in ca­me­ra e sem­pre più in preda al­l’an­go­scia.  At­ti­la e Re­gi­na si sono in­fi­ne ap­pro­pria­ti della villa Piop­pi, hanno messo su fa­mi­glia e nel corso degli anni, sep­pu­re ora­mai stem­pia­to e ca­nu­to, At­ti­la è di­ven­ta­to sem­pre più te­mu­to e pe­ri­co­lo­so. Un gior­no de­ci­de di ven­de­re al­cu­ni ca­val­li dei Ber­lin­ghie­ri, in­clu­so pro­vo­ca­to­ria­men­te il ca­val­la­ro, cioè Olmo e sua fi­glia, ad un altro fat­to­re, ma lui si ri­bel­la ed aiu­ta­to dagli altri pae­sa­ni ber­sa­glia di le­ta­me sia At­ti­la che l’al­tro fat­to­re. L’of­fe­sa è così pe­san­te che Olmo è co­stret­to su­bi­to dopo a fug­gi­re, prima che torni At­ti­la con le sue squa­drac­ce a ven­di­car­si ed a met­te­re sot­to­so­pra la sua casa nella quale tro­va­no co­mun­que pa­rec­chio ma­te­ria­le sov­ver­si­vo: ban­die­re rosse, vo­lan­ti­ni ed altri do­cu­men­ti com­pro­met­ten­ti.  Al­fre­do da que­sto epi­so­dio trova in­fi­ne il co­rag­gio di li­cen­zia­re At­ti­la, ma è trop­po tardi: Ada nel frat­tem­po è par­ti­ta per non tor­na­re più, aven­do ora­mai de­ci­so di ab­ban­do­na­re quel luogo di vio­len­za bru­ta­le. At­ti­la ed i suoi al­lo­ra, senza più freni e cer­can­do di co­strin­ge­re gli altri brac­cian­ti a con­fes­sa­re dove si trova Olmo ed a for­ni­re le prove della loro ap­par­te­nen­za alla Lega dei co­sid­det­ti co­mu­ni­sti sov­ver­si­vi, ne tor­tu­ra­no un paio den­tro un ap­po­si­to re­cin­to in­nal­za­to al­l’in­ter­no della corte ed in­fi­ne ne uc­ci­do­no bru­tal­men­te al­cu­ni fra quel­li che, non re­si­sten­do oltre ai mal­trat­ta­men­ti, hanno tro­va­to il co­rag­gio di ri­bel­lar­si aper­ta­men­te. È l’ul­ti­mo atto della bar­ba­rie prima che il film salti di­ret­ta­men­te al 25 apri­le 1945, gior­no della Li­be­ra­zio­ne, che però porta con sé anche ine­vi­ta­bi­li atti di ven­det­ta al­tret­tan­to cru­de­li, so­prat­tut­to nelle cam­pa­gne dove il con­trol­lo dei par­ti­gia­ni e del co­mi­ta­to di Li­be­ra­zio­ne non sono an­co­ra giun­ti a di­sar­ma­re la po­po­la­zio­ne che non rie­sce più a con­trol­la­re l’o­dio re­pres­so da trop­po tempo ed è esal­ta­ta per la ri­tro­va­ta li­ber­tà dai na­zi­sti ed i fa­sci­sti.  A chiu­de­re il cer­chio tor­nia­mo così al­l’i­ni­zio del primo Atto, quan­do At­ti­la e Re­gi­na sono in­cal­za­ti dai brac­cian­ti che vo­glio­no fare giu­sti­zia delle loro pre­ce­den­ti pre­po­ten­ze e de­lit­ti. La loro cat­tu­ra ed il trat­ta­men­to che gli ri­ser­va­no in se­gui­to è spie­ta­to. Fe­ri­ti ed umi­lia­ti i due mag­gio­ri sim­bo­li ai loro occhi del lungo pe­rio­do oscu­ro e vio­len­to che hanno vis­su­to, ven­go­no tra­sci­na­ti come be­stie, rin­chiu­si nella por­ci­la­ia e quin­di por­ta­ti al ci­mi­te­ro, di fron­te alle tombe di al­cu­ne delle loro vit­ti­me e dopo aver­li som­ma­ria­men­te pro­ces­sa­ti ven­go­no en­tram­bi giu­sti­zia­ti.  Se fino a que­sto punto Ber­to­luc­ci, pur rac­con­tan­do la sto­ria dal suo punto di vista è stato prag­ma­ti­co e rea­li­sta, nel­l’e­sal­ta­zio­ne di que­gli ir­ri­pe­ti­bi­li mo­men­ti di ri­na­sci­ta e di li­ber­tà ri­tro­va­ta si la­scia an­da­re ad una lunga fase al­le­go­ri­ca, sot­to­li­nea­ta anche da al­cu­ne mu­si­che e canti, che sim­bo­leg­gia­no le spe­ran­ze di cam­bia­men­to della so­cie­tà verso un ipo­te­ti­co idea­le co­mu­ni­sta. L’en­fa­si trova in­nan­zi­tut­to la sua espres­sio­ne me­ta­fo­ri­ca nello sfog­gio di tante ban­die­re rosse, si­gni­fi­ca­ti­va­men­te cu­ci­te fra loro in un gran­dis­si­mo drap­po, na­sco­sto sino a quel mo­men­to; inol­tre nei primi piani di al­cu­ni per­so­nag­gi, vo­lu­ta­men­te e chia­ra­men­te non pro­fes­sio­ni­sti, che sem­bra­no in real­tà rac­con­ta­re le loro au­ten­ti­che espe­rien­ze per­so­na­li le­ga­te a quel pe­rio­do sto­ri­co; ed in­fi­ne in un mo­no­lo­go ac­co­ra­to di Olmo, tor­na­to nel frat­tem­po a casa dal for­za­to esi­lio, che si ri­vol­ge di­ret­ta­men­te alla ci­ne­pre­sa. Una lunga se­quen­za di stam­po di­da­sca­li­co e ce­le­bra­ti­vo che cul­mi­na nel pro­ces­so po­po­la­re al pa­dro­ne Al­fre­do, col­pe­vo­le in quan­to tale, a detta dello stes­so Olmo e reo di aver col­la­bo­ra­to con i fa­sci­sti, anche se lui si di­fen­de di­cen­do che nel corso di que­gli anni non ha mai fatto del male a nes­su­no.  Que­sto mo­men­to agio­gra­fi­co ter­mi­na con l’ar­ri­vo dei par­ti­gia­ni e degli in­ca­ri­ca­ti a ri­por­ta­re l’or­di­ne, ad ini­zia­re dalla ri­con­se­gna delle armi. È pro­prio Olmo che dà l’e­sem­pio ai suoi pae­sa­ni, so­prat­tut­to quel­li più scet­ti­ci, in una se­quen­za nella quale di­mo­stra di aver im­pa­ra­to nel tempo l’ar­te della mo­de­ra­zio­ne, sep­pu­re nello spe­ci­fi­co po­treb­be es­se­re in­ter­pre­ta­ta anche come un sem­pli­ce atto di ac­cet­ta­zio­ne. Tutto in­som­ma sem­bra tor­na­re sotto il con­trol­lo della po­li­ti­ca, dei suoi com­pro­mes­si e del­l’e­si­gen­za di ri­crea­re un equi­li­brio so­cia­le che con­sen­ta la ri­na­sci­ta dello stato, nel quale il ruolo dei gran­di po­ten­ta­ti eco­no­mi­ci, in­clu­si i la­ti­fon­di­sti, è in­di­spen­sa­bi­le. Lo dice chia­ra­men­te Al­fre­do quan­do, rin­fran­ca­to dallo scam­pa­to pe­ri­co­lo, sus­sur­ra un si­gni­fi­ca­ti­vo e sar­ca­sti­co:  ‘I pa­dro­ni sono tor­na­ti…’.  Tutta l’il­lu­sio­ne che Ber­to­luc­ci aveva col­ti­va­to ed espres­so poco prima con gran­de re­to­ri­ca viene tra­sfor­ma­ta in una pa­ra­bo­la sul con­tra­sto fra uto­pia e real­tà e che vede Al­fre­do ed Olmo, come  in una sorta di re­gres­sio­ne allo stato in­fan­ti­le, spin­to­nar­si e bi­stic­cia­re fra di loro, in una sin­te­si della lotta per­pe­tua fra pa­dro­ni e pro­le­ta­ri. Su­bi­to dopo, con un salto nar­ra­ti­vo di al­cu­ni anni più avan­ti, Al­fre­do ed Olmo ap­pa­io­no vec­chi, come ca­la­ti nei ruoli che fu­ro­no di Burt Lan­ca­ster e Ster­ling Hay­den, che si pro­vo­ca­no ed ac­ca­pi­glia­no allo stes­so modo. Ed an­co­ra una volta è cu­rio­so che sia Al­fre­do, il pa­dro­ne, pur es­sen­do usci­to in­den­ne da even­ti che hanno se­gna­to a lungo la sto­ria del No­ve­cen­to ita­lia­no, a pren­de­re la de­ci­sio­ne di sui­ci­dar­si sdra­ian­do­si sulle tra­ver­si­ne del bi­na­rio in at­te­sa che passi il treno. Que­sto gesto, quan­do lui ed Olmo erano bam­bi­ni, rap­pre­sen­ta­va il cul­mi­ne della sfida per di­mo­stra­re chi era più co­rag­gio­so; ma sta­vol­ta la testa e le gambe di Al­fre­do an­zi­ché es­se­re ver­ti­ca­li ri­spet­to al senso di mar­cia sono oriz­zon­ta­li ai bi­na­ri, in at­te­sa che passi un con­vo­glio, an­co­ra ca­ri­co di ban­die­re rosse, che già ap­pa­re sullo sfon­do. Come se Ber­nar­do Ber­to­luc­ci, no­no­stan­te tutto, vo­les­se la­scia­re una spe­ran­za alla sua vi­sio­ne ideo­lo­gi­ca per­chè un gior­no possa af­fer­mar­si.  Messi as­sie­me i due Atti, No­ve­cen­to è un film che dura in to­ta­le quasi quat­tro ore. Si pos­so­no con­di­vi­de­re o meno le opi­nio­ni po­li­ti­che di Ber­nar­do Ber­to­luc­ci e la sua ri­let­tu­ra della sto­ria di gran parte del se­co­lo scor­so, ma è in­ne­ga­bi­le la po­ten­za espres­si­va di que­st’o­pe­ra che ancor oggi col­pi­sce pro­fon­da­men­te per al­cu­ne se­quen­ze in­di­men­ti­ca­bi­li ed una trama tra­sci­nan­te che tocca molte corde sen­si­bi­li della sto­ria ita­lia­na re­cen­te ed al­cu­ni con­flit­ti che glo­bal­men­te af­flig­go­no uo­mi­ni di di­ver­sa cul­tu­ra, ori­gi­ne e po­te­re. Dal punto di vista nar­ra­ti­vo, se si esclu­de la fase poe­ti­ca-ideo­lo­gi­ca allo scoc­ca­re della Li­be­ra­zio­ne, è un film che nel­l’e­spri­me­re la lo­gi­ca degli even­ti è inap­pun­ta­bi­le e pun­tua­le, no­no­stan­te la va­sti­tà della trama.  La pre­sen­za di al­cu­ni gran­di nomi fra gli in­ter­pre­ti rende que­st’o­pe­ra anche una sorta di omag­gio che il ci­ne­ma in­ter­na­zio­na­le, con­sa­pe­vol­men­te o no, rende a quel­lo ita­lia­no. I per­so­nag­gi rap­pre­sen­ta­ti da Do­nald Su­ther­land, Ro­bert De Niro, Gé­rard De­par­dieu, Laura Betti, Alida Valli e nel primo atto da Burt Lan­ca­ster, Ster­ling Hay­den, Ro­mo­lo Valli, Ste­fa­nia San­drel­li e Ste­fa­nia Ca­si­ni, senza tra­scu­ra­re la fo­to­gra­fia di Vit­to­rio Sto­ra­ro, le mu­si­che di Ennio Mor­ri­co­ne ed altri pre­sti­gio­si coau­to­ri,  che si pos­so­no de­fi­ni­re, nelle ri­spet­ti­ve sfere di com­pe­ten­za, fra i mi­glio­ri pos­si­bi­li, co­sti­tui­sco­no una squa­dra di gran­dis­si­ma clas­se ed au­to­re­vo­lez­za che no­bi­li­ta que­st’o­pe­ra anche al di là dei temi che trat­ta, pur pro­fon­di e con­tro­ver­si.  Se una sim­bo­li­ca palma si può as­se­gna­re a due cop­pie di in­ter­pre­ti, eb­be­ne pos­sia­mo dire che Burt Lan­ca­ster e Ster­ling Hay­den nel primo Atto si sta­glia­no nelle loro fi­gu­re ca­ri­sma­ti­che, men­tre Do­nald Su­ther­land e Laura Betti rap­pre­sen­ta­no co­lo­ro che per dif­fe­ren­ti mo­ti­vi re­sta­no mag­gior­men­te in me­mo­ria nell’Atto II. Que­st’ul­ti­ma cop­pia in par­ti­co­la­re è scon­vol­gen­te nel di­ve­ni­re nel corso degli even­ti nar­ra­ti cam­pio­nes­sa di bas­sez­za e mal­va­gi­tà.  Per qual­cu­no No­ve­cen­to sarà come ri­vi­ve­re mo­men­ti e te­sti­mo­nian­ze che hanno sen­ti­to rac­con­ta­re dai loro padri e nonni a pro­po­si­to di quei tempi. Per altri, al con­tra­rio, sarà evi­den­te la let­tu­ra de­ci­sa­men­te di parte di que­gli stes­si av­ve­ni­men­ti, volta a glis­sa­re a piè pari le stor­tu­re che hanno ca­rat­te­riz­za­to anche l’al­tra parte, per spi­ri­to di ven­det­ta o sem­pli­ce­men­te per con­tra­sto ideo­lo­gi­co. Da qual­sia­si lato la si possa guar­da­re però que­sta è un’o­pe­ra della quale è co­mun­que im­pos­si­bi­le non ri­co­no­sce­re la sta­tu­ra, al di là delle idee po­li­ti­che dello spet­ta­to­re più esi­gen­te ed im­par­zia­le che sia, o che sem­pli­ce­men­te vo­glia pro­va­re ad es­se­re. (Maurizio Pessione - Storia dei Film)