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ARENA 2009 - SUPERMERCATO CINEMA ANNO VENTOTTO - DAL 4 AL 10 LUGLIO |
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sabato 4 e domenica 5 luglio
THE MILLIONAIRE di Danny Boyle
Mia Drake, Imran Hasnee, Anil Kapoor, Irfan Khan, Madhur Mittal, Dev Patel, Freida Pinto, Shruti Seth
120' - UK/USA 2008 - Lucky Red - Commedia/Drammatico
E’ il momento della verità negli studi dello show televisivo in India "Chi vuol esser milionario?". Davanti ad un pubblico sbalordito, e sotto le abbaglianti luci dello studio, il giovane Jamal Malik, che viene dagli slum di Mumbai (Bombay), affronta l’ultima domanda, quella che potrebbe fargli vincere la somma di 20 milioni di rupie. Il conduttore dello show, Prem Kumar, non ha molta simpatia per questo concorrente venuto dal nulla. Avendo faticosamente risalito la scala sociale, provenendo lui stesso dalla strada, Prem non ama l’idea di dover dividere la ribalta del Milionario con qualcuno come lui, e rifiuta di credere che un ragazzo dei quartieri poveri possa sapere tutte le risposte. Arrestato perché sospettato di imbrogliare, Jamal viene interrogato dalla polizia. Mentre ripassa le domande una per una, inizia ad emergere la storia straordinaria della sua vita vissuta per le strade, e della ragazza che ama e che ha perduto. |
Film vincitore di 8 Premi Oscar 2009
I personaggi del cinema di Danny Boyle contemplano tutti una magnifica ossessione, correndo a perdifiato per realizzarla. Il consumo di eroina, di sterline, di sole o di amore crea ai suoi boys una forte dipendenza e il bisogno impellente di averne ancora. Dopo i tossici friends di Trainspotting e dopo le odissee solari, dopo le spiagge incontaminate e dopo le sterline piovute dal cielo, il regista scozzese entra nello studio televisivo di Mumbai per osservare la vita di Jamal Malik, fino a svelarla nelle domande, fino a comprenderla nelle risposte. Jamal è il protagonista di una favola mediatica in cui si avverano i desideri dell'uomo indiano comune (e non solo). Padroneggiando l'estetica e il “fondamentalismo” melodrammatico del cinema bollywoodiano, Doyle mette in scena un eroe virtuoso che (da tradizione) sconfigge il male e salva i deboli senza dimenticare di mostrare le fratture presenti nella società indiana, prodotte da un sistema nel quale sopravvivono forti disuguaglianze. Jamal è un ragazzo comune che decide di agire alla propria condizione di impotenza spalleggiato dal fratello maggiore Salim, un “angryyoung man” alla Amitabh Bachchan dotato di carisma e potere. Duro, vendicativo e leale come l'idolo del cinema indiano degli anni Settanta, Salim è un delinquente di buon cuore che ha scelto la strada del crimine per reagire ai soprusi della metropoli. Nella Mumbai della loro infanzia i “due moschettieri” sviluppano personalità opposte che determineranno destini profondamente diversi. Latika, tra loro, a unirli e a separarli, è da convenzione elemento femminile e decorativo la cui debolezza esalta la virilità maschile. Danny Boyle interpreta e utilizza con competenza la musica, un'altra componente essenziale del cinema popolare e della cultura indiana. Sostenuto dal ritmo e dalle note di Allah Rakha Rahman, uno dei più grandi compositori indiani di soundtracks, il regista usa le canzoni in funzione narrativa, lasciando che la musica si fonda con le immagini, sottolineando e guidando le emozioni. Autore versatile, che attraversa incolume generi ed estetiche, Danny Boyle gira un film che riposa nell'alternanza del suo fortissimo e del suo pianissimo, in quella brusca scansione tra dolly sconfinati e scontri di classe, assoli sentimentali e crudeltà brutali. Tra il volo di una stella in elicottero e il tuffo di un bambino nella latrina più sporca (e lirica) di tutta l'India. (Marzia Gandolfi - MYmovies) |
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lunedì 6 luglio
Ingresso Gratuito
PROFUMO DI DONNA di Dino Risi
Vittorio Gassman, Agostina Belli, Moira Orfei, Alessandro Momo, Franco Ricci
100' - Italia 1974 - Cineteca Nazionale - Commedia
Dal romanzo Il buio e il miele (1969) di G. Arpino: il capitano Fausto G., cieco in seguito a una esplosione, parte da Torino diretto a Napoli, con tappe a Genova e a Roma, in compagnia di un soldatino-studente; sembra ancor pieno di vita, ma ha in programma il suicidio. Dietro la ricerca della donna c'è quella della morte. È uno dei film che segnarono il passaggio al dramma di alcuni maestri della commedia italiana (Risi, Monicelli, Comencini) in un sagace cocktail di sarcasmo e pietà, ironia e amarezza, |
È, con poche varianti di sostanza, Il buio e il miele, uno dei romanzi più secchi, più incisivi e nello stesso tempo più lirici di Giovanni Arpino. Suo protagonista è un ex ufficiale torinese, Fausto G., quarant’anni, impetuoso, spavaldo, un po’ dandy, che per l’esplosione di una granata durante le manovre ha perso la vista ed una mano ed ora vive rintanato e incupito, affidato alle cure di una vecchia zia e di soldati che, a turno, gli fanno da attendenti. Nell’incidente è rimasto cieco anche un altro ufficiale che adesso vive a Napoli più o meno nelle stesse condizioni dell’altro ed ecco che Fausto, oppresso da quella vita al buio, si accorda con lui per farla finita. Si mette in viaggio per Napoli, con il soldato di turno (che, come tutti gli altri, ha battezzato “Ciccio”) e, dopo una sosta a Genova, per concedersi una donna di strada, ed una a Roma, per salutare un cugino prete, si presenta in casa del collega, pronto a mettere in atto il progetto comune. Ma a Napoli c’è Sara, una ragazza che lo ama da quando era bambina, una tempra forte, quasi testarda, pronta a vincere il suo orrore di ispirare solo pietà per potersi unire a lui tutta la vita. E quando i due ufficiali, pur tenendo fede al patto reciproco, falliranno i loro colpi e si ritroveranno di nuovo vivi ed al buio, Sara, con il suo amore, riuscirà a proporre alla disperazione di Fausto un’alternativa di speranza: un’esistenza accettata “meglio” perché a due. Il film, diretto da Dino Risi, che lo ha scritto in collaborazione con Ruggero Maccari, segue passo passo il romanzo: per prima cosa presentando a tutto tondo quel personaggio aggressivo, duro, quasi violento, con quel suo carattere inasprito dall’infermità, ma tutto teso, orgogliosamente, a non farsene determinare; poi seguendolo in quel viaggio misterioso, il cui vero scopo è taciuto fino all’ultimo, ed illustrandone le tappe (esattamente come nel testo) attraverso le reazioni dell’attendente che ha la funzione letteraria del narratore-testimone coinvolto nell’azione; quindi, superata la suspense di quel progetto suicida, opponendo Fausto, anche più disperato dopo il fallimento della sua impresa, all’innamoratissima Sara, decisa a offrirgli a tutti i costi una parvenza di salvezza. Una salvezza che in Arpino era solo possibile (per merito di un finale sospeso e un po’ enigmatico che, con asciutto lirismo, lasciava aperta anche l’ipotesi di un ripensamento di Fausto e di una nuova sconfitta di Sara) e che nel film, invece, è data per certa in un clima un po’ troppo romantico, come romantico e sentimentale è diventato il personaggio di Sara, svuotato degli accenti eroici e tutti spigoli che aveva nel romanzo. Se questa, però, è la variante meno positiva (cui si debbono aggiungere sesso e turpiloquio gratuitamente inseriti qua e là, a cominciare dal titolo) il resto è, come poche volte, fedele non solo alla lettera, ai dialoghi e alle strutture dell’autore letterario, ma anche al suo spirito, con risultati quasi sempre felicissimi e degni del Risi migliore (Il sorpasso, Una vita difficile). Nel ritratto incisivo del protagonista, ad esempio, e specie nella prima parte, nel disegno colorito e marcato dei suoi scontri con gli altri, a cominciare da quello con il cugino prete in cui, pur non tradendo Arpino, i graffi, l’irrisione e la beffa a danno dell’interlocutore sono sostituiti da una lacerante e drammatica desolazione interiore a carico del protagonista (per anticiparne, in cifra, l’angoscia). Senza dimenticare le bellissime immagini che mettono Ciccio a confronto con la bimbetta figlia della prostituta genovese: giocate tutte con silenzi e sguardi così intensi che non fanno rimpiangere i dialoghi, pur amarissimi e scarni, della pagina scritta. La condizione eccezionale di quel protagonista, però, e le sue cupe dimensioni di caso limite esemplare in equilibrio fra disperazione e sarcasmo, non avrebbero di certo trovato fino in fondo la loro degna rappresentazione drammatica senza Vittorio Gassman, impegnato qui in una interpretazione che è forse tra le migliori, se non addirittura la migliore, della sua lunga carriera cinematografica, in linea con il suo passato di attore teatrale in coturni. Ringhioso, bizzarro, irruente, ora iracondo anche a causa del vino, ora rabbioso per la cecità, sa spesso concentrarsi anche in un fondo, muto dolore sfiorando con terribile mimica tutte le gamme dello sconforto, trascorrendo dal furore al terrore, dall’ansia al più desolato tormento; e cimentandosi anche, senza ricerche naturalistiche ma con effetti concreti, nel gioco degli occhi immobili e ciechi, per sostituire, al cinema, quel volto che, nella pagina di Arpino “senza più il riparo degli occhiali, si rivelava la maschera d’un massacro”. Una presenza davvero determinante per la meditata compiutezza del film. La fotografia, con sprazzi lirici (e lividi al momento voluto), è di Claudio Cirillo. Le musiche sono di Armando Trovaioli: gonfiandosi un po’ nel “lieto fine”, ne accentuano quei romanticismi da cui la conclusione non definita ed incerta di Arpino era riuscita a tenersi lontana (Gian Luigi Rondi - Il Tempo, 21 dicembre 1974) |
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martedì 7 luglio
FUORI MENU' di Nacho Garcia Velilla
Javier Cámara, Lola Dueñas, Carlos Leal, Fernando Albizu, Fernando Tejero, Benjamín Vicuña, Jorge Alonso, Cristina Carretero Yiyo Alonso, Alejandro Cabrera
111' - Spagna 2008 - Bolero Film - Commedia
Fiero del prestigio ottenuto grazie alla sua attività di cuoco, Maxi, é convinto che la sua vita sia perfetta. Vive tranquillamente la sua omosessualità, sino al giorno in cui, i figli avuti da un precedente matrimonio, piombano nella sua vita, e un noto calciatore argentino si trasferisce nel suo quartiere. La sua vita da quel momento non sarà più la stessa... |
Quando ci si dedica ad una propria ambizione tralasciando egoisticamente tutto il resto, quel resto - soprattutto se si tratta di responsabilità umane assunte con superficialità verso gli altri - può ripresentarsi come un extra imprevisto ("Fuori menù", appunto) che fa lievitare il conto, tanto per rimanere in tema di ristorazione. Studi di cinema e TV, Nacho Garcìa Velilla ha lavorato come giornalista e in seguito come autore televisivo di programmi musicali, di un documentario e principalmente di serie televisive (in particolare della fortunata "Médico de familia", da cui è stata ripresa la corrispettiva, omonima, italiana) delle quali è stato sceneggiatore, regista e produttore esecutivo. Pur utilizzando un tradizionale e facile repertorio di mossette, vocine e reazioni da "pazza isterica" dell’omosessuale, insieme a una certa velata misoginia nel rendere la donna figura umorale da lacrima facile, crisi nervosa e scenate, alla continua ricerca di un compagno, Velilla in questo esordio cinematografico (da lui anche co-sceneggiato e co-prodotto) utilizza la forma commedia per toccare più questioni, a volte pure solo con brevi note. Ad esempio sul "machismo" omofobo (foss’anche a livello di battute, barzellette o peggio ancora insulti) che persiste nella società spagnola nonostante le moderne, notevoli aperture legislative sui diritti gay, e un tenue razzismo - da parte dei non più discriminati - verso le nuove categorie dell’esclusione economica. Col basilare contributo dell’interpretazione di Javier Càmara (primo premio come miglior attore al Festival di Malaga, poi nomination al Goya), il film dà il meglio nel recupero del rapporto tra padre e figlio (e tra capo e dipendenti) - nel momento in cui il primo si scusa, ammettendo le personali mancanze e debolezze – e nel messaggio portante, secondo il quale ciò che conta è curare gli affetti, non importa se a costo della degradazione professionale (originale, in tal senso, il finale). (Federico Raponi - FilmUp)
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mercoledì 8 luglio
EARTH - LA NOSTRA TERRA di Alastair Fothergill, Mark Linfield
95' - Germania/UK 2007 - Walt Disney - Documentario
Il meraviglioso ciclo della vita sulla Terra visto dalla parte di diverse specie animali, durante il loro percorso di migrazione. |
La presenza della vita rende unica la Terra nel nostro Universo, e "Earth" ne celebra imponenza e varietà (mettendo pure in allarme sui danni causati dall’umanità). Con un progetto maestoso, una coproduzione internazionale realizzata dalla BBC come primo film della Disneynature: 40 troupe, in 200 location sparse tra 26 Stati, per 1.000 ore di riprese in alta definizione e qualità. In alcuni casi - per autorizzazioni, difficoltà materiali, nuovi strumenti tecnici – mai realizzate prima, in altri recuperando sequenze della serie documentaria "Planet Earth" del canale BBC HD, di cui utilizza la stessa squadra di talenti (alla regia Alastair Forthergill – che da decenni lavora nella Natural History Unit della società televisiva inglese - e Mark Linfield, alle musiche il 4 volte candidato all’Oscar Gorge Fenton). Lungo un ciclo completo di stagioni a partire da gennaio, la voce narrante ci porta dall’Artico ai Tropici, dall’oceano al deserto (1/3 della superficie del Pianeta, in espansione) passando per la foresta pluviale, che ospita più della metà delle specie vegetali e animali. Attraverso sterminati panorami (anche satellitari), ammiriamo l’aurora australe, gli spostamenti dei ghiacci (che si sciolgono sempre prima a causa dell’effetto serra) e delle nuvole, la rotazione delle costellazioni e, per il mondo vegetale, la nascita e lo sviluppo (accelerati) di piante, foglie e fiori. L’opera si focalizza su migrazioni (per acqua, cibo, clima, anche da 3 milioni di esemplari e fino a 3 mila km) di mandrie, stormi, banchi - seguite dai predatori – soffermandosi da vicino sulle sorti di alcune famigliole di orsi, elefanti e balene. Le scene tese delle sfide tra cacciatori e prede, con "slow motion" a volte spettacolari (lo squalo bianco che vola fuori dall’acqua per catturare una foca), sono alternate a momenti più buffi (i passi incerti e gli impacciati movimenti dei cuccioli, le scimmie che guadano una palude, la "danza nuziale" degli uccelli del paradiso), mentre i titoli di coda rivelano simpaticamente le difficoltà dei cameraman su mezzi di ogni tipo e in qualsiasi condizione. (Federico Raponi - FilmUp)
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giovedì 9 luglio
IL MATRIMONIO DI LORNA di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Jérémie Renier, Arta Dobroshi, Fabrizio Rongione, Alban Ukaj, Morgan Marinne, Olivier Gourmet, Anton Yakovlev, Grigori Manoukov, Mireille Bailly
106' - Belgio/UK/Francia 2008 - Lucky Red - Drammatico
Lorna è complice nell’omicidio di un povero emarginato, un omicidio che le darà quel posto al sole nella società che tanto desidera. Il destino di una giovane donna colpevole, combattuta tra l’amore e le regole dell’ambiente in cui vive. |
Qualcosa è cambiato anche nel cinema dei Dardenne. Noti agli appassionati (e vincitori di ben due Palme d'oro con Rosetta e L'enfant) per il rigore di un cinema da sempre attento a scavare nelle cause del dolore delle persone più vulnerabili, i due fratelli vantano caratteristiche stilistiche ben definite. La camera a mano, la scelta del super 16 mm, l'assenza di qualsiasi commento musicale hanno sempre costituito gli elementi identificativi del loro cinema unitariamente a uno stile teso a non aggiungere al film un'inquadratura in più del necessario. In questa occasione la forma (camera molto meno mobile e scelta del formato 35 mm) sembra avere avuto il suo influsso anche sul contenuto. Lo sguardo che i due fratelli belgi proiettano sul grave problema dell'immigrazione, legalizzata attraverso percorsi illegali, si lascia andare con maggiore disponibilità a un'indagine sui sentimenti venata da un accenno di patetismo. Lorna ha un volto dolcissimo ma è entrata in un'arena in cui dominano i lupi. Se vuole realizzare i propri sogni non può e non deve affezionarsi in alcun modo a Claudy con il quale è costretta a convivere per rispondere ad eventuali controlli delle autorità belghe. Ma Lorna non è un lupo. È una giovane donna che finisce col provare una pietà che sconfina nell'amore per quel relitto umano che le chiede costantemente aiuto per uscire dal tunnel in cui si è infilato. La scoperta di questo sentimento precede di poco l'eliminazione fisica del ragazzo. Il quale muore ma continua a viverle 'dentro' al punto da farla sentire in attesa di una nuova vita. Come sempre i Dardenne offrono nel finale ai loro protagonisti una luce (per quanto fioca) di speranza. È quanto accade anche a Lorna, protagonista dell'inizio di un nuovo corso del loro cinema. (Giancarlo Zappoli - MYmovies)
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venerdì 10 luglio
YES MAN di Peyton Reed
Jim Carrey, Zooey Deschanel, Terence Stamp, Bradley Cooper, Danny Masterson, Sasha Alexander, Molly Sims, John Michael Higgins, Fionnula Flanagan
102' - USA 2008 - Warner Bros - Commedia
Carl Allen, é un uomo la cui vita si è praticamente fermata, la sua parola d'ordine è "no", ma arriva il momento in cui aderisce a un programma basato sul semplice impegno di dire sì a tutto e sempre. Il potere del "sì", una volta scatenato, inizia a trasformare la vita di Carl in modo straordinario e inaspettato, facendogli ottenere promozioni sul posto di lavoro e aprendo le porte a una nuova storia d'amore. Ma la sua disponibilità ad accogliere ogni opportunità può creare qualche difficoltà inaspettata. |
Pigri di tutto il mondo allertatevi: qualcuno accanto a voi potrebbe cercare presto di portarvi al cinema a vedere "Yesman" o comprarvi l’omonimo libro che lo ha ispirato (scritto dall’umorista inglese Danny Wallace) nella speranza che il venire a conoscenza di questa storia possa cambiarvi. Siete persone che nove volte su dieci dicono di no a: feste, incontri, chiacchierate, iniziative ecc ecc? Lo era anche il personaggio qui interpretato da Jim Carrey. Depresso e sicuro che la tranquillità della solitudine sia la migliore difesa possibile di un benessere che in realtà non c’è, dopo aver partecipato ad un seminario sull’autostima, si convince di dover sempre dire "sì" a tutto ciò che gli verrà proposto di lì in avanti. La vita, di risposta, gli sorriderà... Se pensate che la struttura narrativa di questo nuovo lavoro comico di Carrey (che non cercava di strappare risate dal lontano "Dick e Jane operazione furto", 2005) sia molto simile a "Bugiardo, Bugiardo" non errate: lì non poteva dire menzogne, qui non può rifiutare nulla. Di differente però c’è tutto il resto: da un regista (il bravo Payton Reed, già autore di Abbasso l’amore) che sa come prendersi i suoi tempi sfruttando al meglio ogni sketch che non sia legato alla semplice mimica del suo protagonista (sempre eccezionale), ad una sceneggiatura che non solo fa ridere, ma coglie appieno un momento molto particolare della nostra società. Sembra strano trovare in un film così apparentemente convenzionale qualcosa di più del semplice (e riuscito) intrattenimento, ma "Yes man" è anche questo. Alla diffidenza nel prossimo, emblematica e sociologica conseguenza della tragedia dell’11 Settembre, si contrappone ora l’ottimismo, la fiducia, il coraggio di conoscere e comunicare. Non è un caso se lo slogan di Barack Obama diceva proprio: "Yes (we can)". Non solo: la stessa idea del microcredito (dare piccole somme a persone che spesso non hanno accesso al credito convenzionale), anche se qui solo accennata, è una politica ottimista che si sta rivelando fondamentale per il benessere di molti paesi in via di sviluppo. Con "Yes man" si esce così dalla sala non solo con il sorriso, ma anche con l’idea che, fuori dal cinema, ci sia ancora la speranza di migliorare la propria vita e quella degli altri, trattenendo qualche no, e regalando sì. (Andrea D'Addio - FilmUp)
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| ORARI |
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| Apertura cancelli |
| 21.00 |
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| INIZIO PROIEZIONI |
| 21.30 |
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PREZZI |
| Interi € 5,00 |
Ridotti
(T. WEB - Under 12 - Over 65 - GioCard - Cir. Biblioteche di Romagna)
€ 4,50
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Tesserati Cin. Raggio Verde
€ 3,00 |
Abbonamento 10 ingressi
€ 35,00
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