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ARENA 2008 - SUPERMERCATO CINEMA ANNO VENTISETTE - DAL 20 al 26 AGOSTO |
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mercoledì 20 agosto
SHINE A LIGHT - Rolling Stones di Martin Scorsese
Keith Richards, Mick Jagger, Bill Clinton, Ron Wood, Charlie Watts, Igor Cherkassky
122' - USA 2007 - Bim - Documentario musicale
Nel settembre 2007, il regista premio Oscar e il più grande gruppo rock del mondo si sono uniti per portare al pubblico il più straordinario film musicale dell'anno, Shine a Light, nei cinema di tutto il mondo. Il documentario di Martin Scorsese Shine a Light mostrerà al mondo i Rolling Stones come nessuno li aveva mai visti. Per filmare il concerto che si è tenuto al famoso Beacon Theater di New York nell'autunno del 2006 e catturare l'energia di una band leggendaria, Scorsese ha riunito una troupe di cineasti altrettanto leggendaria. |
Un’opera da ascoltare e da vedere, da godere con gli occhi e con le orecchie, come ogni volta che due o più miti si incontrano, Scorsese e i Rolling Stones: il primo che ha fatto la storia del cinema, i secondi a tutti gli effetti la band più significativa della musica rock, quella che assieme al jazz ha contrassegnato il secolo scorso diventando la Musica del ‘900. “Rolling Stones' Shine a Light”, il documentario con cui il regista italo-americano Martin Scorsese, riprende i Rolling Stones in concerto al Beacon Theater di New York nell’autunno del 2006, dopo la passerella di Berlino esce sui nostri schermi e sicuramente appassionerà i cultori del gruppo ma avvicinerà anche le nuove generazioni alla conoscenza dei mitici Stones. Scorsese – da sempre grande intenditore e innamorato di musica – realizza questo suo lavoro avvalendosi di un cast tecnico di assoluto rilievo. Per “catturare l’energia” che si sprigiona dai pezzi della band si affida ai direttori della fotografia che negli ultimi anni si sono affermati sulla scena cinematografica... Robert Richardson (“The Aviator”, “JFK”), è a capo di una squadra di primaria grandezza: John Toll (“L’ultimo samurai”, “Braveheart”), Andrew Lesnie (“Il signore degli anelli”, “King Kong”), Stuart Dryburgh (“Lezioni di piano”, “Il velo dipinto”), Robert Elswith (“Magnolia”, “Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi”, “Il mistero di Sleepy Hollow”) e Ellen Kuras (“Summer of Sam – Panico a New York”, “Se mi lasci ti cancello”). Martin Scorsese, qui alla sua terza esperienza di film dedicati alla musica dopo “L’ultimo Valzer” e “No Direction Home: Bob Dylan” (ma anche il primo episodio di “The Blues” o il video “Bad” per Michael Jackson), focalizza la sua attenzione sul gruppo finendo, inevitabilmente, a centrare l’obiettivo sul leader indiscusso, quel Mick Jagger il cui carisma calamita luci e macchine da presa e riprendendo lui è come riprendere l’anima del gruppo. Un’anima travolgente a rappresentare il rock nella sua essenza più pura e significativa. Ma il regista ci mette anche del suo e così ci regala colpi di genio come la soggettiva di Jagger, i dettagli degli sguardi dei rocker o le mille luci di New York. Insomma, più che un film, un manifesto su una delle forme d’arte più rappresentative del nostro passato prossimo ma anche del presente. (Daniele Sesti - FilmUp)
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giovedì 21 agosto
ORTONE E IL MONDO DEI CHI di J. Hayward, S. Martino
Voci: Jim Carrey, Steve Carell, Jonah Hill, Seth Rogen, Isla Fisher, Selena Gomez, Will Arnett, Dane Cook
88
' - USA 2008 - 20Th Century Fox - Animazione
Un elefante dotato di buon cuore che si chiama Ortone, un giorno sente un grido provenire da un granello di polvere. Il grido é una richiesta di aiuto da parte di una popolazione di esserini di dimensioni incredibilmente minuscole, i Chi, che abitano la città dei Chi non So. Nonostante le insinuazioni dei suoi simili e le prese in giro, Ortone, decide di aiutare i suoi nuovi amici, perchè il suo pensiero é che "per quanto sia piccola, una persona é sempre una persona"... |
Era il 1954 quando lo scrittore e vignettista americano Ted "Dr. Seuss" Geisel scriveva le avventure dell’elefantino Ortone e del suo incontro con il piccolo mondo dei Non so Chi. Più di mezzo secolo dopo, le parole prendono forma nella nuova pellicola, una delle poche non Pixar, ma Fox Animation e Blue Sky (le stesse de L’era Glaciale e Robots, firmata Jimmy Hayward (già animatore di successi come Toy Story, A bug’s life e Alla ricerca di Nemo) e Steve Martino. Una pellicola composita, divertente e coinvolgente, che apre uno sguardo, e neanche troppo irrilevante, su temi universali e importanti come la solidarietà, l’amicizia, l’identità, la famiglia. Dal punto di vista tecnico, il film è accurato, non solo nella realizzazione dei personaggi, molto fedeli a quelli del libro, ma riproposti in chiave moderna, ma anche per i paesaggi, per la realizzazione della giungla, ben descritta, in forme e colori. Pur di rimanere coerenti al modo di rappresentare di Geisel, gli autori si sono basati molto sulle illustrazioni presenti nel libro originario mentre altre idee sono state estrapolate dai disegni e dalle note dell’autore. Il mondo dei Non so Chi poi, immenso nella sua limitata dimensione, è una metafora, neanche troppo velata, su tutti quegli individui, invisibili agli occhi della società, che vivono sereni la propria vita, anche tra instabilità e incertezze. La pellicola parla molto al femminile: da una parte la figura della cangura di potere, prepotente e cinica (ma che poi saprà accettare i propri errori), e dall’altra le figlie, ben 96, del Sinda Chi di turno, viziate e vanitose, dove l’unica mosca bianca risulta essere invece l’unico, problematico, maschietto. Come detto è anche una storia che parla del valore dell’identità, quella famigliare del Sinda Chi, ma anche della dignità e del coraggio riscoperto, di Ortone. La storia tocca vari linguaggi, quello dello slapstick cinematografico, termine che indica quel modo di fare comicità, anche un pò esagerata, attraverso il corpo, ma anche quelli dei sentimenti, del cuore, dell’istinto. A prestare la voce di Ortone, nella versione originale americana è il superlativo Jim Carrey, già amico dei racconti di Dr. Seuss, per aver preso parte alla parte del Grinch nel 2000, mentre in Italia l’elefantino parla grazie a Christian De Sica, che riesce a dare al personaggio quella sensibilità recitativa, che ce lo fa amare in tutta la sua "umanità". Una pellicola buonista sì, ma per niente banale. (Andrea Giordano - FilmUp)
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venerdì 22 agosto
JIMMY DELLA COLLINA di Enrico Pau
Nicola Adamo, Valentina Carnelutti, Francesco Origo, Massimiliano Medda, Giovanni Carroni, Gisella Vacca, Caterina Silva
90' - Italia 2006 - Aranciafilm - Drammatico
Sarroch (Sardegna sud-occidentale) sonnecchia tra le montagne, il mare e il profilo delle alte ciminiere di una raffineria petrolchimica. Jimmy ci vive da quasi diciotto anni con la sua famiglia di operai. La totale assenza di alternative concrete per i giovani come lui, possono portare a delle scelte che rischiano di rovinare per sempre l'esistenza, infatti, dopo un tentativo di rapina, Jimmy finisce nel carcere minorile. Le cose sembrano poter migliorare quando entra nella comunità di recupero "La Collina", dove conosce Claudia, una delle ragazze che aiutano padre Ettore a portare avanti la comunità. Ma la via del riscatto sociale é difficile da portare a termine e gli ostacoli si presentano in ogni momento. |
Al termine della proiezione, incontro con il regista Enrico Pau
Questa opera seconda di Enrico Pau è tratta da un emozionante romanzo di Massimo Carlotto e racconta le esperienze di un giovane, non ancora maggiorenne, di Sarroch, paese poco lontano da Cagliari situato a ridosso di una importante raffineria petrolchimica. Jimmy, il protagonista della storia, proviene da una famiglia di operai, occupati proprio nella raffineria. La sua unica reale prospettiva è quella di seguire le orme del padre e del fratello, di cui si festeggia simbolicamente la recente assunzione, in fabbrica. Ma Jimmy ha dei sogni, la sua mente aspira a qualcosa di diverso, vaga per paesi lontani, in particolare vorrebbe partire per il Messico. Per realizzare il suo sogno non esita a ricorrere ai consigli di un esperto ladro per fare una rapina. Ma l’inesperienza di Jimmy, unita al tradimento dei suoi complici, gli spalancano le porte del carcere minorile di Quartucciu e, successivamente, quelle della comunità “La collina”, diretta da Don Ettore Cannavera, che svolge un lavoro importantissimo di recupero e reinserimento di questi sfortunati giovani. Un percorso, quello descritto da Pau, che scandaglia i sentimenti, i desideri di un giovane che sente dentro di se una grande rabbia e frustrazione, scontento della sua condizione e che, nell’errato tentativo di migliorarla, sprofonda in un abisso di sbarre e disperazione. Una storia tragica, descritta dal regista con sensibilità e delicatezza, ma che allo stesso tempo mostra con impietosa freddezza la dura realtà in cui vivono questi giovani, la fragilità nascosta dietro atteggiamenti strafottenti e aggressivi. A supportare il regista in questa difficile narrazione un cast veramente dotato, a partire dal giovane protagonista interpretato da Nicola Adamo, che riesce ad esprimere il disagio del suo personaggio con la sola espressione degli occhi. Bravissima e intensa anche Valentina Carnelutti nei panni di Claudia, personaggio fondamentale nella dinamica della storia, sempre presente nella vita di questi giovani. Una pellicola impegnata, che coinvolge lo spettatore di qualsiasi età e lo porta all’interno del mondo di Jimmy. Lo trasporta all’interno di quel carcere, le cui sbarre sembrano chiudersi attorno anche a chi guarda il film, e gli fa provare la speranza quando varca il cancello, che rimane sempre aperto, della comunità. "Jimmy dalla collina" è un altro di quegli esempi positivi della cinematografia italiana che, realizzato con un budget limitato, ha già ricevuto numerosi riconoscimenti e, cosa ancora più importante, l’approvazione degli spettatori, in particolare degli adolescenti che si riconoscono in Jimmy. (Erika Melis - FilmUp)
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sabato 23 agosto
SWEENEY TODD di Tim Burton
Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Timothy Spall, Anthony Stewart Head, Jamie Campbell Bower, Anthony Head
117' - USA 2007- Warner Bros - Musical/Thriller
Benjamin Barker, accusato ingiustamente di omicidio, viene allontanato dalla moglie e dalla figlia e rinchiuso in prigione. Quando riesce a tornare Londra, vuole a tutti i costi saziare la sua sete di vendetta contro le persone che sono state ingiuste nei suoi confronti, non tanto per la pena che ha dovuto scontare, ma per la sorte che é toccata alla moglie e la figlia. Diventerà così Sweeney Todd, conosciuto come il diabolico barbiere di Fleet Street, e con l'aiuto di Mrs. Lovett, che ha un negozio di torte sotto il suo salone, porterà avanti il suo piano. Tratto dal musical di grande successo di fine anni '70 "Sweeney Todd: The Demon Barber Of Fleet Street". |
Sono finiti i tempi felici, o pseudo tali, di Tim Burton. Il nero si è riappropriato di un posto nel suo arcobaleno. Niente più cadaveri innamorati, pesci troppo grossi o biglietti golosi. E’ tempo di tinte forti e personaggi che la lotta con la società (da sempre elemento portante delle sue storie) non la fanno emarginandosi, ma con la vendetta. E’ il momento di Sweeney Todd, il barbiere serial killer a colpi di rasoio, che vuol punire quegli stessi londinesi che quindici anni prima tollerarono senza muovere un dito il suo ingiustificato arresto da parte di un giudice corrotto. Se il musical di Broadway da cui è tratto questo film (premesso comunque che la storia di Sweeney Todd apparve per la prima volta nel 1846 grazie ad una piccola pubblicazione narrativa di Thomas Peckett) faceva degli omicidi del protagonista la metafora di una rivolta delle classi sociali più deboli contro gli abusi dei ricchi, Tim Burton punta forte sull’ossessione del singolo per una giustizia che non è divina, ma individuale e quindi sommaria. Se il giudice la utilizza per il proprio tornaconto, Sweeney fa altrettanto piegandola alla propria rabbia ergendosi quasi a Dio tanto da far sembrare quasi che in lui risieda anche quella sete di rivincita che un tempo relegò Edward mani di forbice ai margini della città. Stessi viso (Johnny Depp) capelli arruffati e ciuffo bianco, ma le lame alla fine delle braccia stavolta fanno male davvero.
“Un film muto con le musiche”, così lo ha definito Burton. Quelli del suo ultimo film sono infatti personaggi che non parlerebbero, che vivono in sé stessi senza ascoltare (emblematici i vari duetti in cui spesso le voci sono all’unisono, ma il senso delle parole completamente diverso. Su tutti il Depp-Bonham Carter di “My friends”). Ecco quindi che la cornice da musical nella quale si muovono sembra un pò un contrappasso per la loro cupezza. Ok, non ci sono coreografie e gente che balla per strada come invece è solito per il genere, toni e testi delle canzoni sono drammatici, ma la contrapposizione fra il sangue sgorgante dalle gole tagliate e il parlare dei propri assassini intonando un acuto, fa parte di quello humour nero da sempre caratteristica di Burton. Qui è al suo film più cupo, dentro vi risiedono tutte le tematiche concettuali e visive dei suoi precedenti lavori (il freak, la società corrotta, i figli, la morte, la satira sociale) compresa quella musica che già in "Nightmare before Christmas" e "La sposa cadavere" era protagonista. Quel che ne esce è pellicola affascinante nella sua estrema drammaticità e capacità di spingersi ai limiti, un racconto incatalogabile che sembra uscito da un incubo di Allan Poe, da godere più di testa che di pancia/cuore. Bellissime le scenografie del nostro Dante Ferretti, perfetto tutto il cast (inutile dire della bravura di Depp, è scontata) compresa quella Bonham Carter criticata non si sa perché negli States: a parte le capacità canore su cui è difficile esprimersi, nessuna meglio di lei poteva rappresentare Mrs Lovett. (Andrea D'Addio - FilmUp) |
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domenica 24 agosto
PERSEPOLIS di Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi
Voci: Catherine Deneuve, Danielle Darrieux, Simon Abkarian, Gena Rowlands, Chiara Mastroianni, Tilly Mandelbrot
95' - Francia 2007 - Bim - Animazione
Attraverso gli occhi di una bambina di nove anni, la precoce ed estroversa Marjane, il film ci fa vedere come le speranze di un popolo vengano distrutte quando i fondamentalisti prendono il potere, imponendo il velo alle donne e imprigionando migliaia di oppositori. Intelligente e impavida, la piccola Marjane aggira il controllo sociale dei "tutori dell'ordine" scoprendo il punk, gli ABBA e gli Iron Maiden. Ma dopo l'insensata esecuzione di suo zio, e sotto i bombardamenti della guerra Iraq/Iran, la paura diventa una realtà quotidiana con cui fare i conti. Temondo per la sua sicurezza, i genitori decidono di mandarla a studiare in Austria quando compie 14 anni. Marjane si ritrova così da sola con i problemi dell'adolescenza ed i pregiudizi di chi la identifica proprio con quel fondamentalismo religioso e quell'estremismo che l'hanno costretta a fuggire. Col tempo, riesce a farsi accettare e incontra perfino l'amore, ma dopo il liceo si ritrova nuovamente da sola e con una gran nostalgia di casa. Benché questo significhi mettersi il velo e vivere sotto una dittatura, Marjane decide di tornare in Iran per stare con la sua famiglia. Dopo un difficile periodo di adattamento, entra in un Istituto d'arte e poi si sposa, senza mai smettere di denunciare le ipocrisie di cui è testimone. A 24 anni, però, pur sentendosi profondamente iraniana, capisce di non poter più vivere in Iran. E' così che prende la drammatica decisione di lasciare il proprio paese per la Francia - piena di speranze per il proprio futuro, ma segnata in modo indelebile dal proprio passato. |
Persepolis è tratto dalla grafic novel omonima, realizzata da Marjan Satrapi, qui regista insieme a Vincent Paronnaud; un fumetto storico/autobiografico, che narra la vita dell'autrice, dall’infanzia trascorsa in Iran fino all’età adulta. Marajan è testimone prima del potere tirannico esercitato dallo Scià e poi del sistema oppressivo instaurato dai Guardiani della Rivoluzione, ma anche dei pregiudizi che caratterizzano la società occidentale. Il tutto raccontato in modo commovente e coinvolgente, con una grande ironia che però non nasconde la difficoltà e la drammaticità della situazione nella quale si trova a vivere, con personaggi meravigliosi, in cui le donne fanno la parte del leone: la nonna e la madre in primis, donne forti e indipendenti, intelligenti e volitive, anche all’interno di una società maschilista come quella iraniana. La necessità di voler raccontare il storia attraverso un cartoon è dettata dal bisogno di non voler imprigionare il personaggio di Marjan entro confini troppo stretti, all’interno di una storia immediatamente riconoscibile con quella di una ragazza iraniana, una semplice biografia, ma darle un respiro più ampio, più universale, più fantastico. Anche il disegno non vuole essere per nulla realistico, tutto è disegnato in 2D, utilizzando un meraviglioso bianco e nero e rari sprazzi di colore, tra echi di neorealismo e influenze espressionistiche. Il film è meraviglioso ed estremamente commovente, semplice e profondo insieme come solo i capolavori sanno essere. (Elisa Giulidori - FilmUp) |
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lunedì 25 agosto
SOTTO LE BOMBE di Philippe Aractingi
Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz, Rawya El Chab, Bshara Atallah
98' - Francia/GB/Libano 2007 - Fandango - Drammatico
Zeina vive a Dubai. Sta per divorziare e per non far vivere al figlio Karim i disagi che incorrono in seguito ad una separazione come i continui litigi e le scenate, decide di mandarlo a casa della sorella a Kherbet Selem, un piccolo villaggio nel sud del Libano. Qualche giorno più tardi scoppia la guerra e Zeina, in preda alla disperazione per la lontananza del figlio, parte velocemente per il Libano, passando per la Turchia. A causa del blocco però non riesce ad arrivare al porto di Beirut che il giorno del "cessate il fuoco". È qui che avviene l'incontro con Tony, il solo tassista che accetta di portarla verso Sud... Tony è cristiano ed abita a Beirut, suo fratello vive in Israele. Zeina invece è sciita. Tra i due ci sono molte differenze: ma che importa, quello che importa e che la conduca da suo figlio. Insieme, percorrono i centri di raccolta profughi e attraversano un paese devastato. Arrivati a Kherbet Selem non trovano che rovine. La sorella di Zeina è morta e Ali, un bambino del villaggio, racconta loro che Karim è stato portato via da alcuni giornalisti francesi. Zeina e Tony partono alla ricerca del bimbo disperso... Un viaggio che li avvicina, di fronte alla morte che colpisce tutto intorno a loro. |
Sotto molti aspetti, il caso del Libano è paradigmatico. Fino a qualche decennio fa veniva definito la "Svizzera del Medio Oriente", rifugio di grandi capitali che ospitava religioni conviventi pacificamente. Ma dentro i suoi confini si sono combattuti interessi esterni che lo hanno reso terra di guerre periodiche, l'ultima delle quali nell'estate del 2006. Ad Agosto, dopo 33 giorni di intensi bombardamenti dell'aviazione israeliana, entra in vigore un cessate il fuoco sotto l'egida delle Nazioni Unite. Sul suolo restano 1189 vittime, oltre un milione di profughi, rovine ovunque. Un viaggio verso sud, in piena zona calda. 300 dollari pagati ad un tassista - che sogna di andarsene altrove per aprire un ristorante col fratello - e un bimbo di 6 anni da ritrovare. Vie interrotte, ponti abbattuti, carcasse di automobili, funerali con le bandiere gialle di Hezbollah e gli slogan per Nasrallah, contro Israele e Stati Uniti, lo sbarco dei primi contingenti di Caschi Blu, ragazzini già con due conflitti negli occhi, mentre radio e TV parlano di tregua violata e blocco del porto e dell'aeroporto. Nonostante morte e distruzione, la vita continua e con essa la voglia di ricominciare nelle istantanee di bambini in bicicletta, di un barbiere al lavoro nella bottega circondata da macerie, del sesso tra sconosciuti in camera d'albergo con la paura degli aerei. Philippe Aractingi ha all'attivo una quarantina di documentari, reportages - nel mondo arabo e non solo - e come primo film il musical "Bosta", record di incassi in patria (presentato anche al Festival dei Popoli dei Firenze). Alcune scene girate al precipitare degli ultimi ordigni, con esplosioni e urla di gente in fuga, in "Sous les bombes" la sceneggiatura si è sviluppata giorno per giorno durante le riprese. Un "istant-movie" coraggioso, con senso dell'immagine e riuscita fusione di realtà e finzione. (Federico Raponi - FilmUp)
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martedì 26 agosto
12 di Nikita Mikhalkov.
Nikita Mikhalkov, Sergei Makovetsky, Sergei Garmash, Aleksei Petrenko, Yuri Stoyanov, Valentin Gaft.
153' - Russia 2007 - 01 Distribution - Drammatico
Un testo teatrale al servizio dell'occhio esperto del regista russo Nikita Mikhalkov. Remake de La parola ai giurati - film che nel 1957 segnò l'esordio alla regia di Sidney Lumet - 12 ne è un riuscitissimo adattamento, grazie anche a una prova corale degli attori senza alcuna defezione. Ambientato totalmente all'interno di una palestra, dodici giurati si ritrovano a dover decidere all'unanimità della sorte - ormai segnata - di un giovane ceceno accusato di parricidio. Ma nel meccanismo qualcosa si inceppa, e la certezza della pena viene messa in dubbio da un giurato che, poco a poco, costringe ognuno a rivedere le proprie posizioni, rendendo la sentenza più difficile del previsto. |
Figlio di una poetessa e dello scrittore che compose i versi dell'inno nazionale russo, Nikita Mikhalkov rappresenta quell'élite culturale che affonda le sue radici nella Russia pre–perestroika e che ha raccontato i mutamenti della nazione attraverso l'esistenzialismo dei suoi personaggi (Il sole ingannatore, Il barbiere di Siberia). Con questo film, sorprendente remake di La parola ai giurati (1957, Sidney Lumet), Michalkov sposta l'azione a Mosca, dove un gruppo di dodici giurati si riunisce per decidere della sorte di un ragazzino ceceno imputato di aver ucciso il patrigno, un ufficiale russo. Nel film la crisi di identità che sconvolge il cittadino della Mosca odierna, i grandi sconvolgimenti economici e sociali sotto Putin, la mutazione antropologica della classe dirigente, le tensioni tra l'impero e le sue colonie (la Cecenia) diventano storie narrate in prima persona da ogni giurato. Siamo costretti a seguire l'avventura della parola che, dopo essere fluita, va a comporre un volto, un corpo, la carne e il sangue del racconto. Lo strazio e la follia dell'umano dostoevskijano, alcune leggere pennellate alla Chagall, l'infinita capacità introspettiva della letteratura zarista: sebbene sia il remake di un caposaldo della cinematografia Usa, 12 offre allo spettatore la sua anima russa, aliena e irriducibile a ogni omogeneità. Eppure il film si apre al mondo e la storia dell'imputato ceceno che aspetta una condanna già scritta diventa improvvisamente la storia dei pregiudizi di casa nostra, ricorda il romeno, l'albanese, l'immigrato clandestino. In questo doppio, incessante movimento - dalla paura del singolo alla paranoia sociale - sta la grandezza di questo film che mette al centro di sé stesso la necessità etica di una giustizia in terra. E la dolorosa consapevolezza della sua assenza. Infine, qualche colpo di scena da istrione navigato, un lieto fine forse troppo sornione e una danza liberatoria, per scaldarsi nel gelido inverno moscovita. (Silvia Colombo - FilmTV) |
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| ORARI |
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| Apertura cancelli |
| 20.30 |
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| INIZIO PROIEZIONI |
| 21.15 |
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PREZZI |
| Interi € 5,00 |
Ridotti
(T. WEB - Under 12 - Over 65 - GioCard - Cir. Biblioteche di Romagna)
€ 4,50
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Tesserati Cin. Raggio Verde
€ 3,00 |
Abbonamento 10 ingressi
€ 30,00
(in vendita anche presso Libereria Moby Dick - Faenza)
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